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I SOLDI DELLA CHIESA

Mimmo Muolo
[ 01 Giugno 2019 ]

La Chiesa è ricca o povera? Quanto guadagna il Papa? Come si concilia il possesso dei beni con la povertà evangelica? Dove vanno a finire i fondi dell'8 per mille? Il Vaticano paga l'Imu? Perchè il Papa non vende i tesori della Chiesa e ne dà il ricavato ai diseredati e indigenti? Chi paga le bollette del Vaticano?
Sono alcune delle mille domande ed i mille dubbi che la gente comune si pone per ciò che riguarda i soldi della Chiesa. E proprio una interessante indagine presentata sotto forma di libro scritto da Mimmo Muolo, giornalista vaticanista e vicecapo della redazione romana del quaotidiano Avvenire, a tentare di far luce e rispondere, con fonti ben documentate, sui patrimoni di Santa Romana Chiesa.
«La questione è spinosa e per nulla semplice– afferma nella prefazione il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente emerito della Caritas italiana – Attrae tante curiosità e genera supposizioni che alimentano modi di pensare diffusi fino a giungere a conclusioni affrettate e, per lo più, a tinte fosche, in cui la Chiesa appare come uno Stato ricchissimo che non pensa agli utlimi ma i cui “funzionari” hanno soltanto mire umanissime di potere e di dominio». Il volume racconta delle origini storiche di alcune istituzioni come la nascita dello Stato Vaticano alla nascita dello Ior che tanto fece scandalo ai tempi del cardinale Marcinkus. Fino ad arrivare alle paroline magiche di Trasparenza e Riforma che tanto a voluto l'attuale pontefice Papa Francesco I come principio cardine. Perchè «quando si parla dim soldi, non si deve pensare soltanto ai “sacri palazzi”, ma è giusti pensare anche ai cristiani sparsi nel mondo , a quanti si occupano di bambini in difficoltà, ai missionari che lavorano in condizioni estreme. (…) Nell'esperienza che ho fatto come presidente di Caritas Italiana – scrive ancora il cardinale Montenegro – mi sento di sottoscrivere tutto quello che l'Autore dice, per esempio, a proposito dei fondi dell'8 per mille. Buona parte di essi è destinata a interventi caritativi molto precisi: dal sostegno alle zone più povere del Paese ai progetti per giovani imprenditori che si vogliono mettere in gioco, al microcredito o alle associazioni che si occupano di aiutare quanti sono incappati nella rete delle dipendenze o della prostituzione». (d.p)



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