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POPOLO DI SEATTLE E G8: TURISTI (NON) PER CASO A GENOVA

Dalla Domenica 15 luglio alla Domenica successiva 22 luglio comprese, il nostro sito internet www.tempidifraternita.it ospiterà la rubrica dal titolo POPOLO DI SEATTLE E G8: TURISTI (NON) PER CASO A GENOVA una sorta di DIARIO DEL G8 di Genova.

Ogni giorno di quella settimana un nostro corrispondente manderà 1800 battute, cioè 30 righe, di diario su ciò che succede e che è successo a Genova in tempo reale, testimoniando di persona (senza strane mediazioni politiche, se non quella del suo computer e della posta elettronica) ciò che fanno i gruppi alternativi di base antiglobalizzazione (il cosiddetto "Popolo di Sheattle"), facendoci vivere la reale situazione dai punti più caldi del Vertice delle otto supermega grandi potenze mondiali riunite della cittadina ligure.

La paginetta inviata verrà immediatamente messa in linea sul nostro sito.

Non mancate dunque all’appuntamento giornaliero del nostro diario POPOLO DI SEATTLE E G8: TURISTI (NON) PER CASO A GENOVA curato dal carissimo amico, nominato sul campo per l’occasione "corrispondente di Tempi di Fraternità", Peppino Coscione di Genova.

Il tutto sul sito www.tempidifraternita.it

L’editrice e la redazione di Tempi di Fraternità




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15 luglio

Cari amici e care amiche,abbiamo vissuto a Genova una periodo intenso, ricco di emozioni, di incontri con protagonisti che hanno fatto la nostra storia, che hanno contribuito a costruire una cultura alternativa a quella dominante di ieri e di oggi.

Mercoledi 4 luglio è stato davvero straordinario rivedere a distanza di anni la Rigoberta Menchù, invitata dal Comune di Genova a rappresentare i popoli indigeni, a testimoniare l'oppressione ancora presente in molte zone dell'America latina; con voce calma ma forte ha dato voce al grido di uomini e soprattutto di donne espropriate della loro dignità di fronte ad un uditorio attento e partecipe.Ha detto con fermezza che la violenza non serve al cambiamento della propria e altrui mentalità, mentre è indispensabile lavorare con continuità a costruire alternative concrete e locali alle violenze perpetrate da una globalizzazione selvaggia.

Nei giorni 6.7.8 luglio, organizzato da un'associazione che lotta per la valorizzazione delle culture locali, si è svolto un evento di grande significato che ha richiamato tra gli altri e le altre la presenza di Ivan Illich, fondatore del Centro Intercultural de Documentaciòn, critico delle istituzioni, fautore negli anni '60 del processo di descolarizzazione e di Vandana Shiva, la scienziata indiana fortemente critica nei confronti degli ogm e delle multinazionali che stravolgono gli ambienti e i territori locali. E' stato un seminario molto stimolante perchè volto ad elaborare progetti che preservino ed arricchiscano i saperi e le espressioni della cultura locale, facendo propria la convinzione che occorre "pensare globale ed agire locale" se si vuole vincere il rischio anzi la certezza dell'omologazione totale.

Il 7 luglio nel teatro Carlo Felice le associazioni cattoliche e di volontariato alla presenza del cardinale Tettamanzi e di esponenti nazionali delle associazioni sviluppavano significative riflessioni sugli aspetti disumani della globalizzazione e lanciavano l'iniziativa "Un giorno di lavoro per il fratello", come invito alla condivisione, come gesto simbolico per dire che non si può pensare di cambiare il mondo senza impegnarsi a rivedere il nostro stile di vita.Il giorno seguente le associazioni hanno avuto momenti di musica e di preghiera culminate in una suggestiva fiaccolata che ha comunicato alla città un significato positivo della critica che anche molti cattolici fanno alla pretesa dei paesi più ricchi di dettare leggi a tutto il resto del mondo.

Il momento spirituale più intenso però l'ho vissuto partecipando all'incontro organizzato dal Cordinamento nazionale delle comunità di accoglienza e tenuto nella Comunità di S. Benedetto dove opera don Andrea Gallo, alla presenza di tanti giovani che sperimentano la fatica ma anche la gioia della liberazione, dopo essere state vittime di una società indifferente se non ostile, e di alcuni preti, tra cui don Vinicio Albanese, che operano in queste comunità.Toccante è stato il momento in cui, prostrati in segno di riconoscimento dei propri peccati, una donna della comunità, recitando la preghiera per il G8, si rivolge a Dio così: "La terra ritorni ad essere il giardino che hai creato-l'armonia degli alberi e degli animali accompagni le creature umane verso il tempo che viene-ognuno possa benedire il giorno che è nato-la vita che gli è stata donata".

Cari amici e care amiche, a domani per continuare a tessere con voi la rete di relazioni e di esperienze che l'evento G8 e antiG8 ci offre.

Vostro Peppino Coscione.




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16 luglio

Chi sostiene la morte delle teologia della liberazione riceve una secca smentita da Frei Betto che in un’ intervista al giornale "Il Secolo XIX" ha sostenuto: "E’ per me una grande gioia che lo spirito della teologia della liberazione sia finalmente arrivato in Vaticano e penetrato nella Chiesa, in tutta la sua totalità.Oggi la Chiesa è preoccupata per la globalizzazione, il consumismo, la crescente povertà".

La presenza di Betto a Genova è stata una benedizione dello Spirito che alita anche sugli spiriti laici organizzatori della Biennale europea di riviste culturali . Invitato a parlare sul tema "Globalizzazione e conflitti" ha detto senza mezzi termini che il neoliberismo di cui sono alfieri gli otto potenti ha acuito i problemi mondiali e scatenato diffusi conflitti sociali dappertutto e soprattutto nell’America latina, che non ci si può limitare ai semplici aiuti assistenziali ma che occorre rispettare il cammino che i popoli intendono intraprendere senza il cappio delle istituzioni finanziarie mondiali.

Cari amici e care amiche questa mattina la conferenza stampa del Genoa social Forum ( avete visto qualcosa alla televisione ? ) ha presentato il programma dei lavori e delle mobilitazioni che ci saranno e forti, nonostante i tentativi del governo di rendere difficile la partecipazione di massa; dicono di volerci difendere dai violenti e malintenzionati, in realtà hanno solo paura che si senta troppo la voce di chi non solo contesta ma fa proposte concrete e realistiche per il cambiamento .

Ma noi non ci scoraggiamo e continuiamo a parlare alla gente; ieri siamo stati in una piazzetta del centro storico per dare un messaggio di tranquillità; abbiamo distribuito volantini, abbiamo invitato tutti e tutte a restare in città, ad esprimere con piccoli segni la loro disapprovazione per la militarizzazione della città.

Questa sera al parco dell’Acquasola, Paola Turci e il gruppo Bandabardò hanno chiuso la settimana di concerti organizzata dal Genoa Social Forum. Mentre la Paola Turci canta "Mi basta il paradiso", mi sovviene che miliardi di persone vivono ancora nell’inferno quotidiano delle bidonville, delle carceri, delle piantagioni di caffè, delle città metropolitane.

Vostro Peppino Coscione.




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17 luglio

Nonostante il boicottaggio della regione ( che non ha più messo a disposizione traduttori simultanei ) e del comune ( che non ha fatto trovare pronte le strutture ove tenere le relazioni ) il Public Forum ha preso l'avvio alla presenza di circa trecento persone sistemate nella palestra della scuola elementare Diaz dove è collocato lo staff dell'accoglienza e dei media, tra i quali spiccano la rete La 7 e la redazione di Carta.

Nella mattinata ha tenuta viva l'attenzione dei partecipanti ( già significativa la presenza di inglesi ) la profonda riflessione accompagnata da forte denuncia sui temi della lotta alla povertà ed alle diseguaglianze: le parole di Joachim Palhares,giurista democratico e presidente di Attac Brasile,di Sabina Siniscalchi di Mani Tese e di Mara Rossi di Rete Giubileo 2000 Perù hanno risuonato all'unisono nel presentare la condizione drammatica anzi disperata in cui versa tanta parte dell'umanità.

Che mondo è questo in cui viviamo dove il divario di reddito tra il quinto degli individui che vive nei paesi più ricchi ed il quinto che vive nei paesi più poveri è passato da 30 ad 1 del 1930 a 60 ad 1 nel 1990 e a 74 nel 1997; dove il 20% più ricco del pianeta detiene l'86% del PNL mondiale, l'82% dell'esportazione di beni e servizi ed il 93% degli utenti Internet?

Che mondo è questo in cui viviamo dove 2,8 miliardi di persone vivono con meno di 2 dollari al giorno, 1,2 miliardi di persone con meno di 1 dollaro, 1,1 miliardo di persone sono malnutrite, 1,2 miliardi di persone non hanno accesso all'acqua potabile?

Nel pomeriggio la sessione plenaria sul tema QUESTO MONDO NON E' IN VENDITA, coordinata in modo efficace da Susan George, ha puntato i riflettori su esperienze alternative alla prassi dominante presentate da diversi protagonisti.

Don Benzi ha parlato della lotta contro lo sfruttamento della prostituzione e del lavoro minorile, Ellenm T'Hoen ha messo in luce il lavoro dell'associazione Medici senza frontiere per ottenere il diritto all'accesso ai farmaci per intere popolazioni alle quali viene negato, Titti Mattei ha sottolineato l'importanza di ascoltare i bambini ( ha citato Einstein che diceva: "Quando i bambini fanno domande mi fanno venire delle idee) di riconoscere loro il giusto posto nella società.Particolarmente toccante è stato l'intervento fatto da Lucia Marina dos Santos della direzione nazionale brasiliana di SEM TERRA che ha parlato con calore e commozione delle sconfitte ( con le sue vittime ! ) e delle vittorie riportate nella trentennale lotta per la conquista della terra e per la costruzione di una pedagogia comunitaria.

Il Forum continua con la consapevolezza e la determinazione che nessuna azione e provocazione può impedirci di manifestare radicale dissenso ad una politica economica mondiale cinica e disumana e di fare proposte concrete di cambiamento.

Vostro Peppino Coscione.




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18 luglio

Questa mattina il popolo di Seattle presente a Genova ha riempito i tendoni finalmente pronti a creare quello spazio adatto a permettere il confronto, a stabilire relazioni: la brezza di mare ha sorretto lo sforzo dei partecipanti con la sua frescura.

Un filo rosso ha legato le varie sessioni tematiche: la consapevolezza di vivere in una fase storica definito,come ha sottolineato Marco Revelli, da un spazio sociale qualitativamente diverso, unificato e distorto nello stesso tempo,spazio di omologazione dove circola soltanto ciò che è codificato nel linguaggio dell'economico, del business, spazio deprivato di vera comunicazione, di reale contaminazione, di conoscenza critica.

E' in questo spazio sociale, unificato e distorto, che la globalizzazione neoliberista crea le sue vittime attraverso processi di precarizzazione e flessibilizzazione del lavoro che disarticolano le condizioni di lavoro, che disgregano le relazioni tra lavoratori, che ricattano i lavoratori e soprattutto le lavoratrici dando origine a fenomeni di frammentazione politica e ideologica del movimento operaio. E qui sono stati di grande interesse gli interventi sia di Raffael Freire dell'esecutivo nazionale Cut Brasile che di Giorgio Cremaschi,segretario generale FIOM Piemonte che hanno invitato i movimenti sindacali nazionali a costruire un'alleanza internazionale atta non solo a produrre resistenza contro le conseguenze disumane della globalizzazione neoliberista ma anche a costruire un movimento mondiale dei lavoratori capace di mettere al centro del lavoro e della produzione le persone e le comunità di persone.

E' in questo spazio sociale, unificato ma diseguale, che la globalizzazione neoliberista va cancellando gli spazi pubblici di partecipazione democratica, di gestione comune dei beni fondamentali degli uomini e delle donne, di governo delle istituzioni democratiche ritenute impaccio per il raggiungimento del profitto ad ogni costo.

Che fare? Se è impensabile, come ha detto Umberto Allegretti di Attac, chiedere oggi al movimento di presentare un progetto globale, è però indispensabile ed urgente per la credibilità del movimento definire alcuni obiettivi strategici comuni che possano permettere al movimento un confronto serrato, autonomo e fecondo sia con le istituzioni che con i movimenti politici e sindacali esistenti affinchè insieme si dia una forte spallata al sistema odierno.

E' stata una giornata intensa! Sono le ore 24 e vi saluto cordialmente.

Vostro Peppino Coscione.




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19 luglio

Cari amici, care amiche,
certamente sarete irritati/e che molti quotidiani e notiziari televisivi non fanno altro ormai che fermare l'attenzione di lettori e telespettatori sugli episodi, deprecabili, di intimidazione o sulle mobilitazioni di piazza organizzate dal Genoa Social Forum presentate già come momenti di scontro e di violenza.

Avete ragione, perchè questo oscura ( più o meno coscientemente ) il lavoro teorico di grande spessore che si sta sviluppando nel PUBLIC FORUM grazie anche al contributo di esperti di fame internazionale e alle testimonianze di uomini e donne che in diverse regioni del Pianeta operano per un mondo più giusto, per un mondo senza guerre, senza armi.

Sì, perchè il tema centrale oggi è stata la PACE, la pace come scelta culturale e politica in grado di mutare profondamente sia gli assetti economici e finanziari esistenti, fondati in gran parte sulla volontà di dominio grazie alla forza militare che le relazioni fra Stati, fra cittadini e fra popoli.

La partecipazione di Alì Rashid, rappresentante del popolo palestinese "Pace in Medio Oriente" e di Mehemet Yuksel, rappresentante curdo, ha evidenziato come solo la pace può restituire ai popoli il diritto di nazione e la possibilità di convivere con i popoli vicini una volta nemici.

A George Bush, che ha avuto l'impudenza di affermare che il popolo di Seattle è nemico dei poveri, ha risposto Jonathan Neale, esponente della Globalise Resistence, con una lucida analisi delle menzogne degli U.S.A. nel campo degli armamenti e delle ragioni imperialistiche che portano Bush a decidere la cosruzione dello scudo stellare.

Come costruire la pace tra i popoli? Chiedetelo ad Alberto Capannini e vi racconterà cosa fa l'Associazione Papa Giovanni XXIII con l'Operazione Colomba ; dal 92 con soli 900 milioni, mentre gli Stati spendono enormi risorse con le cosiddette forze militari di pace ( non è una contraddictio in terminis ? ) hanno compiuto azioni concrete di pace che hanno avuto come risultato il ristabilimento di relazioni umane e civili tra croati e serbi, tra serbi e kossovari, tra serbi e bosniaci, oppure l'intervento nel Timor est per porre termine al genocidio.

Chiedetelo a Carlo Gubitosa di Peacekink e vi convincerà che anche Internet può essere utilizzato come strumento di informazione alla pace, per diventare consapevoli volontari della pace.

Potrà fare molto cammino il popolo di Seattle se non farà propria la scelta della pace che non può non venire che da una cultura e da uno stile di vita non violenti?

Vi saluto cordialmente e vi do appuntamento a domani.

Vostro Peppino Coscione.




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20 luglio

Due momenti forti hanno scandito l’impegno del popolo di Seattle oggi a Genova: la forte e documentata denuncia dei crimini commessi dall’attuale sistema economico globale e il pacifico, colorato, partecipatissimo corteo dei migranti.

Come è possibile sostenere che esiste il libero commercio e che esso è ricchezza per tutti, quando una minoranza di Stati e di imprese controllano la quasi totalità del mercato, espropriando i popoli della sovranità alimentare?

Come si può dare credito ai quei capi di Stato che dicono di essere sensibili alla salute dei cittadini, ai milioni di bambini e di bambine del terzo mondo che muoiono per malattie curabilissime quando proprio essi affidano alle multinazionali e cioè ai fautori dei prezzi altissimi delle medicine il compito di gestire il fondo mondiale per la lotta alle malattie come la tubercolosi e l’Aids?

Porre fine ai crimini che si continuano a commettere contro l’ambiente e che mettono a rischio l’intero ecosistema è un compito non più differibile, che ci obbliga ad uscire dalla logica ormai suicida della crescita economica.

Va bene il Tribunale penale internazionale per coloro che nella guerra in Iugoslavia di sono macchiati di crimini contro l’umanità, ma non si può accettare che Stati democratici pratichino ancora oggi embarghi criminali e producano e vendano armi alcune delle quali peraltro condannate da Convenzioni largamente condivise e approvate.

Cosa è stato il corteo dei migranti se non un modo ironico ma sferzante di denunciare i crimini che si compiono contro i migranti ogni giorno, come ci ha ricordato don Ciotti in un intervento appassionato?

Cari amici e care amiche, da quanti hanno non avevo vissuto un momento così caldo, così vivace, così simbolico e così politico come quello che ho vissuto oggi assieme a circa 50.000 giovani e meno giovani: italiani, europei, africani, latino-americani, curdi, iraniani mescolati per affermare il diritto alla cittadinanza mondiale, il diritto alla libera circolazione delle persone prima e più che delle merci e del denaro.

E’ stata una manifestazione pacifica che avrebbe certamente coinvolto anche i tanti genovesi che si sono allontanati dalla città dopo il tam tam mediatico che li spinti per timore di incidenti ad allontanarsi in buona parte fuori della città.

Un saluto cordialissimo e fraterno.

Vostro Peppino Coscione.




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21 luglio

Cari amici e care amiche sono stato molto incerto se scrivere queste note.

Ieri, dopo il corteo pacifico colorato, non volevo credere che sarebbe avvenuto ciò che è avvenuto oggi.

Alle ore 10 pervenivo con il movimento Lilliput e con la rete controG8 in piazza Manin dove c'era come ieri un insieme colorato, vivace . C'erano i banchetti di Mani Tese, della Bottega Solidale, del movimento delle donne contro le guerre: nulla dalla mia postazione faceva presagire quanto stava avvenendo in una zona della città e che a goccie mi perveniva dagli amici via cellulare.

Notizie sempre più drammatiche provenivano da varie zone della città: vetrine rotte, auto bruciate, bidoni della spazzatura capovolti, uso di lacrimogeni ed idranti.

Sono stati momenti di tensione perchè dov'ero ho visto giungere, dopo aver scorazzato impunemente per la città, gruppi del blocco nero ,senza che la polizia riuscisse o volesse fermare: erano ragazzi e purtroppo anche ragazze armati/e di spranghe di legno e di ferro, la maggioranza col volto coperto.

Questi ragazzi, queste ragazze non l'abbiamo mai visto nelle giornate del Public Forum e neppure nel corteo per i migranti che pure era formato da molte anime.

Il ritorno a casa è stato pesante: il corteo formatosi per rientrare nella zona del Genoa Social Forum ha ricevuto un'inammissibile carica da parte della polizia.

Cosa pensare? Si ha l'impressione che vi sono forze politiche,settori delle forze armate e settori sociali che lavorano per l'affossamento di un movimento forte e unitario.

Vi saluto.

Vostro Peppino Coscione.




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22 luglio

Carlo Giuliani era un giovane generoso, sensibile alle problematiche civili e politiche, un utopista un pò ingenuo, alla ricerca forse di un'identità personale e sociale: Carlo era stato mio allievo negli ultimi tre anni di liceo e lo ricordo sempre sorridente, creativo, indomito, ribelle alle regole troppo rigide anche nell'ambiente scolastico. Ne ho dato testimonianza questa mattina al Public Forum che ha risposto con profondo dolore ma anche con la decisa volontà di continuare nella costruzione di un movimento forte e consapevole della sua responsabilità storica.

Questa responsabilità storica occorre sottolinearla di fronte ai tentativi, alle provocazioni che molti stanno mettendo in atto per delegittimare il movimento, un movimento che oggi ha vissuto un'altra giornata tesissima e drammatica a causa della furia devastatrice delle tute nere ( a servizio oggettivamente della reazione ) e delle cariche indiscriminate e talvolta mirate contro i manifestanti e le manifestanti ( tre questi e, tra queste, anche alcuni amici ed alcune amiche della comunità di base di Pinerolo ) del corteo da parte della polizia.

Eppure anche oggi la giornata era cominciata bene; al Public Forum con gli interventi di grandi protagonisti come Riccardo Petrella, Edmilson Brito Rodriguez, sindaco di Bèlem do Pàra, Aurora Donoso ed altri; alla chiesa di S. Antonio di Boccadasse con la preghiera che sosteneva anche il digiuno; qui c'erano rappresentanti di NOI SIAMO CHIESA e delle COMUNITA' CRISTIANE DI BASE con striscioni e con volantini.

Alle ore 12 è cominciato a snodarsi il grande serpentone in modo colorato ed io ho avuto l'illusione che forse il corteo si sarebbe svolto in modo pacifico, senza incidenti; alle ore 13 invece cominciavano ad arrivare le notizie dei primi scontri provocati dalle tute nere: il resto cari amici e care amiche l'avete visto per televisione.

La mia speranza è che queste esperienze da una parte aiutino il Genoa Social Forum a riflettere sui alcuni limiti culturali ed organizzativi dall'altra lo rafforzino nella decisione di rimanere un punto di riferimento di una serie di realtà sociali e politiche di respiro mondiale e di tensione autenticamente rinnovatrice.

Vi saluto cordialmente,

Peppino Coscione




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