Steadfast Noon: minacce atomiche sulla Costituzione. A Ghedi protesta pacifista contro l’esercitazione nucleare Nato
Data: 29 Ottobre 2026
Autore: Laura Tussi
Steadfast Noon: minacce atomiche sulla Costituzione. A Ghedi protesta pacifista contro l’esercitazione nucleare Nato di Laura Tussi
Circa 400 persone si sono radunate sabato 24 ottobre davanti ai cancelli dell’aerobase militare di Ghedi, nel Bresciano, per manifestare contro il coinvolgimento italiano nell’esercitazione nucleare della Nato Steadfast Noon. La mobilitazione, promossa da diverse associazioni pacifiste, ha visto i partecipanti esporre striscioni e scandire slogan a favore della pace e del disarmo, contestando le attività militari legate alla deterrenza nucleare in una fase internazionale segnata da numerosi conflitti armati.
Al centro della protesta c’è Steadfast Noon, l’esercitazione annuale dell’Alleanza atlantica finalizzata a simulare scenari connessi alla deterrenza nucleare. Secondo le associazioni promotrici, queste attività rischiano di contribuire all’escalation delle tensioni internazionali, anziché favorire un percorso di dialogo e di riduzione degli armamenti. I manifestanti chiedono pertanto che l’Italia non partecipi a iniziative che, a loro giudizio, possono accrescere i rischi di un confronto militare sempre più pericoloso.
La protesta ha richiamato anche la dimensione costituzionale della questione. I promotori hanno ricordato l’articolo 11 della Costituzione italiana, secondo cui «l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali». Un principio che, nella lettura delle organizzazioni pacifiste, dovrebbe tradursi in una politica estera orientata alla prevenzione dei conflitti, al disarmo e alla ricerca di soluzioni diplomatiche.
A motivare la mobilitazione è anche il timore che le guerre in corso possano estendersi, coinvolgendo un numero crescente di Paesi e aumentando il rischio di un eventuale ricorso alle armi nucleari. Un’ipotesi che avrebbe conseguenze catastrofiche per le popolazioni civili e per gli equilibri ambientali e umanitari. Da qui l’appello dei manifestanti a invertire la rotta, privilegiando la cooperazione internazionale e la diplomazia rispetto alla preparazione di scenari di guerra.
La manifestazione di Ghedi riporta così al centro del dibattito pubblico il rapporto tra sicurezza, deterrenza e disarmo. Per i pacifisti, la sicurezza non può fondarsi soltanto sulla capacità di minacciare una risposta militare, ma deve essere costruita attraverso iniziative concrete di prevenzione dei conflitti e di riduzione degli arsenali. Un confronto che riguarda direttamente il ruolo dell’Italia e le scelte che il Paese intende compiere in un contesto internazionale sempre più instabile.
L’esercitazione Steadfast Noon e la contraddizione della base di Ghedi La mobilitazione pacifista andata in scena di fronte ai cancelli dell’aerobase militare di Ghedi solleva una questione giuridica, politica ed etica di inestimabile gravità, ponendo al centro del dibattito pubblico il persistente e stridentemente palese contrasto tra le politiche di deterrenza nucleare della NATO e i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale italiano. La presenza sul territorio nazionale di ordigni atomici statunitensi, recentemente aggiornati con le nuove bombe B61-12, e il coinvolgimento diretto dei cacciabombardieri dell’Aeronautica Militare nella famigerata esercitazione Steadfast Noon configurano una partecipazione attiva a scenari di guerra atomica che ripugna profondamente lo spirito e la lettera della Repubblica e della Costituzione.
Il fulcro di questa lacerazione istituzionale risiede nell’Articolo 11 della Costituzione italiana, il quale stabilisce in modo solenne che l’Italia «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Tale dettato non ammette ambiguità semantiche: la partecipazione a manovre di pianificazione, simulazione e attacco nucleare non può essere derubricata a mera formalità difensiva o a esercizio burocratico di alleanza militare. Al contrario, l’adesione a strategie basate sull’uso o sulla minaccia dell’arma nucleare rappresenta una violazione sostanziale dell’architettura di pace voluta dai costituenti, trasformando il suolo italiano in una potenziale piattaforma di aggressione globale e in un bersaglio primario in caso di conflitto armato e bellico.
La preoccupazione per il rischio nucleare
La scelta della base bresciana come teatro di proteste e simbolo di tale cortocircuito geopolitico non è casuale, bensì il riflesso di un segreto istituzionale: l’Italia ospita armi nucleari sul proprio territorio in virtù di accordi di condivisione nucleare (nuclear sharing) stipulati nell’ambito dell’Alleanza Atlantica, eludendo di fatto lo spirito del Trattato di Non Proliferazione (TNP) senza un reale vaglio parlamentare trasparente o un dibattito democratico all’altezza della posta in gioco. L’ammodernamento delle infrastrutture e l’arrivo delle nuove testate B61-12 con capacità di guida di precisione non fanno che aggravare la situazione, abbassando la soglia dell’impiego bellico dell’arma atomica e inserendo il Paese in una spirale di pericolosa escalation in un contesto internazionale già drammaticamente infiammato.
Accusare questa deriva significa denunciare il progressivo scivolamento della sovranità nazionale verso dinamiche illogiche di blocco che subordinano la salvaguardia della vita umana e il diritto internazionale alla logica cieca della deterrenza armata. I movimenti per la pace e il disarmo, nel richiamare l’attenzione sui cieli solcati dai cacciabombardieri in assetto di nuclear strike, non compiono un mero esercizio di testimonianza ideale, ma sollevano un grido d’allarme imprescindibile per la tenuta democratica del Paese. Pretendere il rispetto dell’Articolo 11 significa esigere che l’Italia cessi di essere complice e teatro di strategie di distruzione di massa, recuperando quel ruolo di costruttore di pace che la Costituzione ha solennemente iscritto con i suoi padri costituenti tra i fondamenti della convivenza civile.
Laura Tussi
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