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“Narrazioni di pace”, la parola come argine alla guerra: Laura Tussi e Fabrizio Cracolici rilanciano la cultura della nonviolenza



Data: 23 Ottobre 2026
Autore: Laura Tussi



“Narrazioni di pace”, la parola come argine alla guerra: Laura Tussi e Fabrizio Cracolici rilanciano la cultura della nonviolenza (Sante Cavalleri)


Il 27 ottobre alle 21, in diretta online sulla pagina Facebook Argonauti per la Pace, la presentazione del volume edito da Tau. Un dialogo tra memoria, disarmo nucleare, educazione e responsabilità civile, con le voci di protagonisti del mondo della pace, della cultura e dell’impegno sociale.

La pace non nasce dal silenzio imposto dalle armi, né dalla paura di chi è più forte. Non coincide con la semplice assenza di combattimenti, perché richiede giustizia, diritti, ascolto, solidarietà e la capacità di riconoscere nell’altro una persona con cui costruire il futuro. È da questa consapevolezza che prende forma “Narrazioni di pace. Voci, idee e pratiche per un mondo senza guerra”, il libro di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, edito da Tau, al centro dell’incontro online in programma martedì 27 ottobre 2026, alle ore 21, sulla pagina Facebook Argonauti per la Pace.

L’appuntamento si colloca in un tempo nel quale le guerre tornano a occupare tragicamente la vita dei popoli, mentre il linguaggio pubblico si riempie di minacce, le spese militari assumono un peso crescente e il ricorso alla forza viene spesso presentato come una risposta inevitabile alle crisi internazionali. In questo scenario, parlare di pace non significa allontanarsi dalla realtà, rifugiarsi in un sentimento astratto o ignorare la complessità dei conflitti. Significa, al contrario, interrogarsi sulle loro cause, sulle responsabilità politiche, sulle conseguenze per le popolazioni civili e sulle possibilità concrete di interrompere la spirale della violenza.

È proprio questo il senso profondo di “Narrazioni di pace”: raccogliere esperienze, testimonianze, riflessioni e percorsi di impegno che restituiscano alla pace la sua dimensione concreta, quotidiana e collettiva. La pace non come parola da pronunciare nelle cerimonie, ma come progetto da costruire nella società, nella scuola, nella politica, nei luoghi di lavoro e nelle relazioni tra le persone.

Un libro corale per dare voce a chi costruisce la pace

Laura Tussi e Fabrizio Cracolici hanno intrecciato nel volume voci differenti, provenienti da esperienze culturali, religiose, politiche e sociali diverse, accomunate dall’attenzione alla dignità umana e dalla ricerca di alternative alla guerra. Tra i protagonisti richiamati nel progetto figurano il cardinale Matteo Maria Zuppi, Alex Zanotelli, Vittorio Agnoletto, Moni Ovadia, Giorgio Cremaschi, Paolo Ferrero e Salvatore Izzo.

Un insieme di testimonianze che invita a superare la contrapposizione sterile tra chi considera la pace un obiettivo possibile e chi la liquida come un’illusione. Le differenze di sensibilità e di orientamento non vengono cancellate, ma diventano occasione di confronto: perché una cultura di pace autentica non si costruisce attraverso l’uniformità del pensiero, bensì attraverso la capacità di dialogare, ascoltare e riconoscere la complessità delle esperienze umane.

Il libro si propone così come uno spazio di incontro tra riflessione e pratica, tra memoria storica e responsabilità del presente. Le narrazioni raccolte richiamano l’importanza di custodire la memoria delle guerre, delle vittime, delle persecuzioni e delle lotte per i diritti, affinché le nuove generazioni possano comprendere che la violenza non è un destino inevitabile e che le conquiste della convivenza civile devono essere difese ogni giorno.

Raccontare le esperienze di chi si è impegnato per il disarmo, la giustizia sociale, la solidarietà e la nonviolenza significa anche contrastare l’assuefazione alla guerra. Quando le immagini delle distruzioni entrano quotidianamente nelle nostre case, il rischio è che la sofferenza dei popoli diventi una sequenza di notizie consumate rapidamente, senza più suscitare domande. Le narrazioni possono invece restituire volti, nomi, storie e responsabilità, ricordando che dietro ogni conflitto ci sono vite spezzate, famiglie costrette alla fuga, bambini privati dell’infanzia e comunità chiamate a ricostruire ciò che le armi hanno distrutto.

La pace come scelta difficile e necessaria

Una delle frasi che arricchiscono il volume è attribuita al cardinale Matteo Maria Zuppi: “La pace non è un sogno sentimentale ma una scelta difficile e necessaria: l’unica alternativa alla distruzione”.

Parole che racchiudono il significato dell’iniziativa. La pace non è un sentimento ingenuo, né la negazione dei conflitti che attraversano il mondo. È la decisione di non considerare la guerra l’unico strumento disponibile per affrontarli. È la ricerca di soluzioni politiche e diplomatiche, la costruzione di relazioni fondate sul rispetto reciproco, la protezione delle popolazioni civili e la volontà di impedire che le differenze diventino pretesti per la sopraffazione.

Questa prospettiva richiede coraggio, perché la nonviolenza non è passività. Significa opporsi alle ingiustizie senza riprodurre la logica che le alimenta; denunciare le responsabilità senza rinunciare alla possibilità di un cambiamento; difendere le persone aggredite e vulnerabili senza trasformare la vendetta in un principio politico.

La costruzione della pace richiede anche di affrontare le disuguaglianze economiche, le discriminazioni, le rivalità per le risorse e le forme di esclusione che alimentano tensioni e conflitti. Non basta invocare la riconciliazione quando mancano i diritti fondamentali, quando intere popolazioni sono private delle condizioni necessarie per vivere dignitosamente o quando la paura viene utilizzata per giustificare nuove divisioni.

Per questo la cultura della pace deve essere accompagnata da un impegno sociale capace di intervenire sulle cause della violenza. Il dialogo non cancella le responsabilità, ma può aprire uno spazio nel quale affrontarle senza rendere inevitabile una nuova escalation.

Disarmo nucleare: il futuro non può essere affidato alla minaccia

La presentazione del 27 ottobre si svolgerà con la rete ICAN, la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari, insignita del Premio Nobel per la pace nel 2017 per il suo impegno a favore del disarmo nucleare.

Il riferimento al disarmo costituisce uno degli elementi centrali del percorso culturale e civile che accompagna il volume. Le armi nucleari rappresentano una minaccia che oltrepassa i confini nazionali e le generazioni: il loro impiego avrebbe conseguenze umanitarie e ambientali di portata catastrofica, mentre la loro stessa esistenza alimenta una condizione permanente di rischio.

La deterrenza viene spesso presentata come una garanzia di sicurezza. Ma affidare la sopravvivenza dell’umanità all’equilibrio della paura significa accettare che un errore di calcolo, un incidente o una decisione irresponsabile possano produrre conseguenze irreversibili. Il disarmo, al contrario, pone al centro la necessità di ridurre i rischi, rafforzare gli strumenti internazionali di controllo e costruire condizioni di sicurezza che non dipendano dalla minaccia di distruzione reciproca.

L’impegno per un mondo libero dalle armi nucleari si collega direttamente alla denuncia della crescente militarizzazione delle società. Le risorse destinate agli armamenti, le politiche di riarmo e la normalizzazione del linguaggio bellico sollevano interrogativi che riguardano l’intera collettività: quali priorità vengono assegnate alla spesa pubblica? Quanto spazio rimane per la sanità, l’istruzione, la protezione sociale, la cooperazione internazionale e la transizione ecologica?

Non si tratta di ignorare le questioni della sicurezza, ma di interrogarsi sulle diverse strade attraverso cui essa può essere perseguita. La sicurezza delle persone non dipende soltanto dalla capacità militare degli Stati: dipende anche dall’accesso alle cure, dalla qualità dell’istruzione, dalla tutela del lavoro, dalla protezione dell’ambiente e dalla possibilità di vivere senza paura.

Laura Tussi e Fabrizio Cracolici: la memoria come responsabilità civile

Il percorso di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici si colloca da tempo nell’ambito della cultura della pace, della memoria e della partecipazione civile. Attraverso la scrittura, gli incontri pubblici e le iniziative di sensibilizzazione, il loro lavoro richiama l’importanza di collegare la conoscenza della storia alle responsabilità del presente.

La memoria, in questa prospettiva, non è una celebrazione rituale del passato. È uno strumento per comprendere le conseguenze delle scelte politiche, riconoscere i meccanismi che preparano la violenza e impedire che le tragedie si ripetano sotto nuove forme. Ricordare significa dare dignità alle vittime, ma anche interrogarsi sulle condizioni che hanno reso possibili le persecuzioni, le guerre e le discriminazioni.

L’educazione assume quindi un ruolo decisivo. Una pedagogia della pace non si limita a trasmettere nozioni: insegna ad ascoltare, a riconoscere i pregiudizi, a gestire i conflitti senza ricorrere alla sopraffazione e a sviluppare il senso della responsabilità collettiva. Aiuta a distinguere la forza delle argomentazioni dalla violenza delle imposizioni, a confrontarsi con opinioni differenti e a comprendere che la convivenza democratica richiede partecipazione e rispetto.

In un contesto segnato dalla diffusione di messaggi aggressivi, dalla polarizzazione del dibattito pubblico e dalla crescente esposizione dei più giovani a contenuti che alimentano ostilità, questa educazione rappresenta una necessità. La pace si apprende attraverso le relazioni, gli esempi, la capacità di riconoscere l’altro e le opportunità concrete di partecipare alla vita della comunità.

È anche attraverso la cultura, la scuola, il teatro, la letteratura, il giornalismo e l’incontro tra generazioni che si può costruire un immaginario diverso da quello nel quale la guerra viene rappresentata come inevitabile e la competizione permanente come unica legge dei rapporti umani.

Un dialogo tra esperienze differenti

La presentazione online sarà anche l’occasione per mettere in relazione sensibilità e percorsi diversi. Accanto agli autori Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, il programma richiama Tiziana Volta, Giorgio Mancuso, Giorgio Cremaschi e Paolo Ferrero, in un confronto che si inserisce nella più ampia rete di voci e testimonianze associate al libro.

La pluralità dei partecipanti richiama una convinzione importante: la pace non è proprietà di una singola organizzazione, di una confessione religiosa o di una corrente politica. È una responsabilità condivisa, che può essere affrontata da prospettive differenti e che richiede la capacità di costruire convergenze su obiettivi concreti.

Le differenze non impediscono necessariamente la collaborazione. Possono diventare una risorsa quando il confronto è orientato alla tutela della vita, alla difesa dei diritti e alla ricerca di soluzioni che riducano le sofferenze delle popolazioni. In un tempo nel quale le divisioni rischiano di paralizzare le iniziative collettive, la possibilità di incontrarsi e discutere rappresenta già una pratica di pace.

L’iniziativa invita dunque a considerare la pace non soltanto come una grande questione internazionale, ma anche come un esercizio di responsabilità che riguarda le comunità locali, i luoghi di lavoro, le scuole, le associazioni e le relazioni quotidiane. La nonviolenza prende forma nelle scelte individuali, ma acquista una forza più incisiva quando diventa impegno organizzato, partecipazione democratica e azione collettiva.

Dalle parole alle pratiche: costruire un futuro senza guerra

Il valore di “Narrazioni di pace” sta anche nel suo invito a trasformare le idee in comportamenti, le testimonianze in conoscenza e la consapevolezza in partecipazione. Un libro dedicato alla pace non può limitarsi a denunciare la guerra: deve contribuire a rendere visibili le alternative, mostrare esperienze che hanno aperto percorsi di dialogo e incoraggiare nuove forme di impegno.

Ciò significa sostenere le iniziative per il disarmo, promuovere la diplomazia e la cooperazione tra i popoli, rafforzare l’educazione alla nonviolenza e contrastare le discriminazioni. Significa anche riconoscere che la pace è inseparabile dalla giustizia sociale, dalla tutela dei diritti umani e dalla salvaguardia di un ambiente sempre più esposto alle conseguenze delle attività umane e dei conflitti armati.

La crisi ambientale, le disuguaglianze e la militarizzazione non sono fenomeni isolati. Si intrecciano nelle dinamiche che determinano l’accesso alle risorse, la distribuzione della ricchezza e le condizioni di vita delle popolazioni. Una cultura di pace deve quindi affrontare anche le ingiustizie che rendono più vulnerabili intere comunità e alimentano nuove tensioni.

La responsabilità civile comincia dal rifiuto dell’indifferenza. Significa non abituarsi alle immagini della distruzione, non considerare inevitabile la sofferenza dei più deboli e non accettare che il linguaggio della forza cancelli quello dei diritti. Significa riconoscere che ogni scelta pubblica, ogni investimento collettivo e ogni parola pronunciata nel dibattito civile contribuiscono a definire il mondo nel quale viviamo.

La pace non è un risultato che si raggiunge una volta per tutte. È un processo che richiede pazienza, coerenza, capacità di ascolto e disponibilità a rimettere in discussione convinzioni consolidate. È un lavoro quotidiano che coinvolge istituzioni, associazioni, educatori, operatori culturali e cittadini.

L’appuntamento del 27 ottobre: partecipare per dare forza alla pace

Martedì 27 ottobre 2026, alle ore 21, “Narrazioni di pace. Voci, idee e pratiche per un mondo senza guerra” sarà presentato online sulla pagina Facebook Argonauti per la Pace, con il coinvolgimento della rete ICAN, Premio Nobel per la pace 2017 per il disarmo nucleare.

L’incontro offrirà l’occasione di conoscere un progetto editoriale che mette al centro la forza delle testimonianze, il valore della memoria e la necessità di tradurre la ricerca della pace in impegno concreto. In un momento storico nel quale il ricorso alle armi rischia di occupare ogni orizzonte, creare spazi di confronto e diffondere esperienze di nonviolenza significa difendere la possibilità stessa di immaginare un futuro diverso.

Il messaggio che attraversa il libro è semplice e impegnativo: la pace non si costruisce aspettando che siano altri a realizzarla. Richiede la partecipazione di ciascuno, la capacità di superare l’indifferenza e la volontà di riconoscere nell’umanità condivisa il punto di partenza di ogni convivenza.

Non esiste una cultura della pace senza memoria, né una memoria viva senza responsabilità. Non esiste un’autentica educazione alla pace senza dialogo, così come non può esserci un futuro libero dalla guerra se le nuove generazioni vengono private della possibilità di conoscere e sperimentare alternative alla violenza.

“Narrazioni di pace” invita a raccogliere questa sfida: dare spazio alle parole che costruiscono ponti, alle esperienze che difendono la dignità umana e alle azioni che trasformano la solidarietà in pratica quotidiana.

Perché la pace non è un sogno sentimentale, né una concessione dei potenti. È una scelta difficile, una responsabilità collettiva e un impegno che riguarda tutti. E proprio per questo, di fronte alla minaccia della distruzione, rimane l’alternativa che nessuno dovrebbe smettere di cercare, difendere e costruire.





Sante Cavalleri

Informazioni sulla presentazione

Martedì 27 ottobre 2026, ore 21.

Incontro online sulla pagina Facebook Argonauti per la Pace

Con la rete ICAN, Premio Nobel per la pace 2017 per il disarmo nucleare.



Per informazioni: Nira Cabero mailto:nirahumanista@gmail.com