C定 una crisi profonda e il potere risponde coi soldati. Militarizzazione urbana e miopia sociale, l段naccettabile dispiegamento di altri 500 soldati a Milano
Data: 23 Ottobre 2026
Autore: Laura Tussi
C定 una crisi profonda e il potere risponde coi soldati. Militarizzazione urbana e miopia sociale, l段naccettabile dispiegamento di altri 500 soldati a Milano di Laura Tussi
Il Consiglio dei ministri ha approvato il potenziamento dell弛perazione Strade Sicure a Milano con l段mpiego di 500 militari aggiuntivi. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, metter� immediatamente a disposizione il personale per rafforzare il dispositivo di sicurezza sul territorio. Lo riferisce una nota del Ministero della Difesa. 填n intervento concreto � sottolinea il comunicato � che conferma il ruolo della Difesa al servizio del Paese e l段ntenzione di fornire una risposta tempestiva alle esigenze di sicurezza della citt熹.
L誕rrivo dei 500 militari servir� a rafforzare i presidi gi� presenti sul territorio, intensificare la vigilanza nei siti sensibili e potenziare le attivit� di controllo. Il loro impiego, inoltre, contribuir� a ottimizzare la distribuzione delle risorse umane, permettendo alla Polizia di Stato e all但rma dei Carabinieri di concentrare maggiormente il proprio personale nelle attivit� di prevenzione, negli interventi operativi, nel contrasto alla criminalit� e nei servizi di ordine pubblico.
I militari opereranno nell誕mbito delle funzioni previste dall弛perazione Strade Sicure, in coordinamento con le Forze di polizia e nel rispetto delle rispettive competenze.
La decisione dell弾secutivo di dislocare cinquecento ulteriori unit� dell脱sercito nel tessuto urbano di Milano, affiancata dall弾laborazione di decreti incentrati su restrizioni preventive e misure di rigore � tra cui le ipotesi di un rigido controllo delle aggregazioni e l誕mpliamento dei poteri di fermo � segna un punto di svolta critico nella gestione del dissenso e della marginalit� sociale. L誕dozione di strumenti di stampo securitario e la scelta di affidare a corpi militari funzioni di controllo pubblico non rappresentano soltanto un段nedita forzatura del perimetro costituzionale, ma restituiscono l段mmagine plastica di una classe dirigente incapace di decifrare la complessit� delle crisi strutturali, preferendo alla redistribuzione delle risorse la logica della deterrenza armata. La scelta di militarizzare le strade metropolitane si inserisce in una traiettoria politica che predilige la spettacolarizzazione dell弛rdine rispetto alla rimozione delle cause profonde del conflitto. Quando il disagio economico, la precarizzazione esistenziale e la desertificazione dei servizi di welfare periferico esplodono in forme di insofferenza o di disordine, la risposta dello Stato si polarizza in un binomio di sola facciata: da un lato l段nasprimento penale, dall誕ltro la presenza visibile degli anfibi dell弾sercito nei luoghi del vivere civile.
Questa impostazione rivela un profondo cortocircuito logico e culturale. Affidare alla truppa compiti di ordine pubblico significa confondere la patologia sociale con l弛rdine pubblico da ripristinare manu militari, trattando il sintomo con metodi coercitivi mentre la malattia � fatta di salari compressi, impoverimento intergenerazionale e assenza di prospettive educative � viene colpevolmente ignorata.
Dalle garanzie costituzionali alla deriva preventiva
L� impianto normativo che fa da corollario a questi interventi poggia su una torsione autoritaria del diritto penale e amministrativo. L段ntroduzione di fattispecie orientate a colpire in via preventiva la libert� di riunione e di movimento � reminiscenti di stagioni storiche in cui la sospensione delle libert� collettive era la norma � sposta l誕sse dello Stato di diritto verso un modello di controllo preventivo e discrezionale.
Nel mirino di queste disposizioni finiscono sistematicamente le fasce giovanili pi� esposte e le periferie urbane, marchiate aprioristicamente come zone franche del sospetto. Si assiste cos� a un rovesciamento prospettico: non � pi� lo Stato a dover garantire il benessere e l段nclusione dei suoi cittadini, ma � il cittadino � specie se giovane, marginale o dissenziente � a dover dimostrare di non costituire un potenziale pericolo per l誕pparato costituito.
Il fallimento della politica e la necessit� di un cambio di paradigma
Di fronte a tale scenario, la risposta delle istituzioni e il dibattito politico dominante mostrano limiti evidenti. Da un lato, l弛ttusit� reazionaria di chi vede nella compressione dei diritti l置nica ricetta praticabile; dall誕ltro, l誕ttendismo timido di un弛pposizione parlamentare spesso incapace di avanzare un誕lternativa radicale nei contenuti e nei valori.
La spesa pubblica continua a essere drenata verso i settori della difesa, della sicurezza e del controllo coercitivo, sottraendo risorse vitali all段struzione pubblica, alla sanit� territoriale e alla rigenerazione dei quartieri. Fino a quando si pretender� di governare le crepe profonde di una societ� diseguale brandendo la minaccia della forza anzich� investire sui diritti universali, ogni misura di polizia rimarr� un atto di violenza istituzionale mascherato da decoro urbano, destinato inevitabilmente ad aggravare le tensioni che pretende di sedare.
La denuncia di Giorgio Cremaschi
的l Governo Meloni annuncia l段nvio di 500 militari a Milano. Credo � commenta il sindacalista Giorgio Cremaschi, da sempre impegnato nella difesa dei diritti (costituzionali) dei pi� indifesi � che la dislocazione dell脱sercito in funzioni di ordine pubblico nella citt� lombarda non avvenisse pi� dal 1898. Pare inoltre che arriveranno nuovi decreti sicurezza, tra cui il 租ivieto di aggregazione�, una versione razzista del Codice Fascista Rocco. Allora si proibivano le riunioni dei sospetti senza distinzione. Oggi si individuano, come sospetti che non devono aggregarsi, i giovani con la felpa e magari con il volto un poco scuro�.
Reagire con la repressione e lo stato di polizia ad una crisi sociale non � solo un atto violento e reazionario, ma anche stupidit�.
I soldi pubblici devono essere spesi per le scuole ed i servizi nei quartieri, non per le armi. Ci vogliono diritti e salari pi� alti, non i soldati nelle strade. Bisogna indignarsi per una societ� ingiusta, oppressiva e violenta prima che per due vetrine rotte.
Basta con gli ottusi reazionari del governo, ma anche con gli ipocriti balbettanti dell弛pposizione di palazzo. C定 una crisi profonda e il potere risponde coi soldati.
ネ una vergogna inaccettabile.
Laura Tussi
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