Angela Belluschi e Laura Tussi, madre e figlia unite dai disegni per la pace: l’arte come cura, memoria e resistenza non violenta. In questa rassegna online la pace prende forma in un discorso di disarmo, memoria e solidarietà
Data: 23 Ottobre 2026
Autore: Laura Tussi
Angela Belluschi e Laura Tussi, madre e figlia unite dai disegni per la pace: l’arte come cura, memoria e resistenza non violenta. In questa rassegna online la pace prende forma in un discorso di disarmo, memoria e solidarietà di Raimondo Montecuccoli e Carlo Marino
Una produzione artistica che intreccia affetti familiari, creatività e impegno pacifista. I disegni di Angela Belluschi, realizzati insieme alla figlia Laura Tussi, accompagnano articoli e riflessioni pubblicati su FarodiRoma, trasformando il colore in una testimonianza di umanità, solidarietà e opposizione alla cultura della guerra. L’elemento più originale della produzione artistica di Angela Belluschi e Laura Tussi è l’incontro tra il disegno, la relazione familiare e l’impegno civile per la pace. Nei contributi su FarodiRoma, Laura racconta come le opere della madre accompagnino articoli e riflessioni sui diritti umani, sulla memoria storica, sulla nonviolenza e sulla necessità di difendere la dignità di ogni persona. Il disegno diventa così molto più di un’immagine a corredo di un testo: è un linguaggio capace di dialogare con le parole e di trasmettere emozioni anche quando la comunicazione verbale si fa difficile. Ci sono disegni che non chiedono soltanto di essere guardati, ma invitano a fermarsi, a riconoscere una storia e a entrare in relazione con chi li ha realizzati. È in questa dimensione che si colloca la produzione artistica di Angela Belluschi e della figlia Laura Tussi, un’esperienza nella quale la creatività familiare si intreccia con la cura, la memoria e un impegno civile orientato alla costruzione della pace.
Il loro lavoro nasce nella quotidianità, attraverso la condivisione di gesti semplici: scegliere i colori, tracciare linee, riempire gli spazi del foglio, lasciar emergere forme e immagini. Ma questa pratica assume un significato che va oltre la dimensione privata. I disegni di Angela vengono infatti pubblicati insieme agli articoli e agli approfondimenti di Laura, giornalista, scrittrice e attivista impegnata sui temi della pace, del disarmo, dei diritti umani e della nonviolenza.
Su FarodiRoma questa collaborazione ha trovato uno spazio di espressione e diffusione, dando vita a un dialogo tra parola e immagine, riflessione politica e sensibilità artistica. La produzione della madre non è un semplice accompagnamento illustrativo: contribuisce a trasmettere il significato umano dei temi affrontati, ricordando che dietro ogni discussione sulla guerra, sulla giustizia sociale e sulla dignità delle persone esistono vite concrete, emozioni e relazioni.
Il colore contro l’oblio
La storia artistica di Angela Belluschi è legata anche alla sua esperienza con l’Alzheimer, una malattia che può compromettere progressivamente la memoria, l’orientamento e le capacità comunicative. In questo contesto, il disegno ha rappresentato per lei una possibilità di espressione e di coinvolgimento creativo, mantenendo aperto un canale di relazione con la figlia e con le persone che le sono vicine.
Laura Tussi ha raccontato più volte questa esperienza, descrivendo la capacità della madre di continuare a disegnare e di esprimere, attraverso forme e colori, una dimensione emotiva che non può essere ridotta alle difficoltà prodotte dalla malattia.
Angela aveva coltivato fin da giovane la propria predisposizione artistica, anche attraverso il ricamo e il lavoro creativo sui tessuti. Il disegno si inserisce quindi in una storia personale più ampia, nella quale la sensibilità estetica precede la malattia e continua a trovare uno spazio di manifestazione nonostante le difficoltà cognitive.
La creatività non cancella l’Alzheimer e non può essere presentata come una cura risolutiva. Può però offrire occasioni di partecipazione, stimolazione, relazione e gratificazione personale. In questa esperienza, il valore dell’attività artistica risiede anche nella possibilità di riconoscere Angela come persona nella sua interezza, senza identificare la sua esistenza esclusivamente con la patologia.
Il disegno diventa così una forma di resistenza all’oblio: non perché possa restituire automaticamente i ricordi perduti, ma perché conserva tracce dell’identità, della sensibilità e della storia individuale.
Una pratica familiare di cura condivisa
Il rapporto tra Angela e Laura costituisce il centro di questa esperienza. Madre e figlia condividono il tempo della creazione, trasformando il disegno in un’occasione di vicinanza e di comunicazione. La pratica si svolge anche con il sostegno di Nora Romero e Johanna Aguilar, presenti nel percorso di accompagnamento e nelle attività artistiche raccontate da Laura.
È una forma di arteterapia familiare intesa anzitutto come esperienza concreta di relazione e cura, senza confonderla con un trattamento clinico specialistico. Il suo valore emerge nella possibilità di costruire uno spazio nel quale la persona fragile non sia soltanto destinataria di assistenza, ma continui a partecipare, scegliere, immaginare e produrre qualcosa di proprio.
In una società spesso orientata a misurare le persone sulla base dell’autonomia, della produttività e dell’efficienza, questa esperienza propone una prospettiva differente. La dignità non dipende dalla prestazione, né viene meno quando la memoria si indebolisce. Rimane nella persona, nei suoi affetti e nella possibilità di mantenere relazioni significative.
Il lavoro condiviso mostra anche quanto la cura richieda tempo, pazienza e presenza. Non è soltanto una successione di compiti assistenziali, ma un insieme di gesti attraverso i quali si mantiene vivo il legame con chi attraversa una condizione di vulnerabilità.
Dalla dimensione privata all’impegno per la pace
La peculiarità di questa produzione artistica consiste nel suo legame con l’impegno pacifista di Laura Tussi. I disegni di Angela accompagnano testi che affrontano la guerra, il disarmo, la memoria antifascista, la giustizia sociale e la difesa dei diritti umani. La loro pubblicazione contribuisce a mettere in relazione l’esperienza familiare con questioni che riguardano la società e le responsabilità delle istituzioni.
In questo passaggio, il foglio diventa uno spazio simbolico nel quale la fragilità e la cura si contrappongono alla distruzione. Il colore non sostituisce l’analisi politica e non pretende di risolvere i conflitti, ma offre una diversa modalità di partecipazione al discorso pubblico: una testimonianza visiva che richiama la necessità di proteggere la vita e di riconoscere l’umanità di ogni individuo.
La pace, in questa prospettiva, non è soltanto un obiettivo diplomatico o una dichiarazione di principio. È anche una pratica quotidiana che prende forma nelle relazioni, nell’attenzione alle persone più vulnerabili e nel rifiuto di considerare la sofferenza altrui come qualcosa di marginale.
La scelta di accostare i disegni agli articoli sui diritti umani produce inoltre un dialogo significativo tra linguaggi diversi. La scrittura argomenta, documenta e denuncia; l’immagine apre uno spazio emotivo, suggerisce associazioni e invita a una lettura personale. Insieme possono rendere più incisivo il messaggio, senza che l’una debba necessariamente spiegare o esaurire il significato dell’altra.
La memoria antifascista come eredità civile
Nelle riflessioni di Laura Tussi, la storia familiare si collega anche alla memoria della Resistenza e dell’antifascismo. La figura del nonno materno, Luigi Belluschi, operaio alla Breda di Sesto San Giovanni e ricordato per il suo impegno resistenziale e per le azioni di sabotaggio contro l’industria bellica, appartiene a questa memoria trasmessa attraverso i racconti familiari.
Anche la storia di Giulio Tussi, padre di Laura e marito di Angela, richiama l’esperienza dei rapporti con gli antifascisti spagnoli contrari al regime franchista. Queste vicende contribuiscono a collocare il lavoro artistico in un orizzonte culturale nel quale la pace non significa dimenticare le ingiustizie, ma custodire la memoria delle lotte per la libertà e la dignità umana.
La produzione grafica di Angela non va necessariamente interpretata come una trasposizione intenzionale di ogni singolo episodio storico. Il suo significato civile emerge soprattutto dal contesto nel quale i disegni vengono condivisi e pubblicati: un percorso che mette in relazione la storia personale, la memoria collettiva e l’impegno per un futuro libero dalla violenza.
L’arte come testimonianza di umanità
L’esperienza di Angela Belluschi e Laura Tussi offre anche l’occasione per riflettere sul ruolo della creatività nelle relazioni di cura. Quando le parole diventano difficili, il gesto artistico può continuare a offrire uno spazio di espressione. Quando una malattia modifica le abitudini e le capacità di una persona, la possibilità di creare insieme può mantenere viva una dimensione di reciprocità.
Non si tratta di idealizzare la sofferenza o di trasformare la malattia in un racconto edificante. L’Alzheimer comporta difficoltà reali per chi ne è colpito e per i familiari che lo accompagnano. Proprio per questo, dare visibilità a un’esperienza di creatività e relazione significa riconoscere che la cura ha bisogno di risorse, sostegno professionale, servizi adeguati e attenzione alla qualità della vita, oltre che di affetto.
La produzione artistica condivisa acquista così una dimensione sociale. Racconta il valore del tempo dedicato, della partecipazione e della possibilità di continuare a essere riconosciuti anche nelle condizioni di maggiore fragilità.
I disegni di Angela, pubblicati accanto alle riflessioni di Laura, testimoniano infine un’idea di pace che comincia dalle relazioni umane. La loro forza non risiede soltanto nei colori o nelle forme, ma nella storia che li accompagna: una madre e una figlia che condividono la creatività e la trasformano in un’occasione di dialogo con il mondo.
È un messaggio semplice, ma tutt’altro che marginale. Di fronte alla violenza, alla disumanizzazione e all’indifferenza, l’arte può custodire uno spazio di libertà, mentre la cura può diventare un gesto concreto di nonviolenza. E un disegno, nato nella dimensione intima di una famiglia, può così raggiungere lettori lontani, invitandoli a riconoscere nella fragilità non una ragione di esclusione, ma una responsabilità comune.
I disegni di Laura Tussi: l’arte come linguaggio di disarmo, memoria e solidarietà Il percorso artistico di Laura Tussi si distingue per il dialogo tra immagini e impegno civile: i suoi disegni si inseriscono in una ricerca che mette al centro la pace, la solidarietà, la memoria e il rifiuto della guerra. Nel contesto editoriale di FarodiRoma, queste opere possono essere lette in relazione ai suoi articoli contro il militarismo, per il disarmo nucleare e a sostegno di una cultura della nonviolenza. È importante, tuttavia, distinguere i disegni realizzati direttamente da Laura da quelli di sua madre Angela Belluschi, che accompagnano alcuni suoi contributi. La pace non è soltanto una parola da pronunciare nelle manifestazioni o un principio da richiamare nei documenti internazionali. È anche un modo di guardare il mondo, di riconoscere la sofferenza degli altri e di immaginare una società diversa da quella dominata dalla violenza. In questa prospettiva si colloca l’esperienza di Laura Tussi, giornalista, scrittrice e attivista per il disarmo e i diritti umani, il cui lavoro su FarodiRoma mette in relazione l’impegno culturale con la ricerca di linguaggi capaci di parlare alla coscienza delle persone.
Il disegno, come forma di comunicazione visiva, possiede una forza particolare: può raggiungere il lettore prima ancora che questi si soffermi sulle argomentazioni di un articolo. Una linea, una figura, un contrasto cromatico possono suggerire la fragilità della vita, la devastazione prodotta dai conflitti o la possibilità di una convivenza fondata sulla solidarietà. L’immagine non sostituisce l’informazione, ma può accompagnarla, aprendo uno spazio di partecipazione emotiva e di riflessione.
Nel caso di Laura Tussi, è importante distinguere la sua attività di autrice e promotrice di una cultura della pace dalle opere grafiche realizzate da altri artisti o dai disegni di sua madre Angela Belluschi, che accompagnano alcuni suoi contributi editoriali. Questa distinzione permette di riconoscere il valore delle diverse esperienze senza confonderne la paternità.
L’immagine come strumento di educazione alla pace
La comunicazione visiva riveste un ruolo importante nell’educazione delle nuove generazioni. In una società nella quale le immagini circolano rapidamente attraverso giornali, televisione e social network, la capacità di interpretarle criticamente diventa parte integrante della formazione democratica.
Laura Tussi affronta spesso questo tema nei suoi articoli, collegando la scuola, la memoria storica e la responsabilità educativa alla necessità di contrastare la normalizzazione della guerra. Il suo lavoro richiama l’importanza di offrire ai giovani strumenti culturali per comprendere i conflitti, distinguere la propaganda dall’informazione e interrogarsi sulle conseguenze umane delle scelte politiche.
Un disegno può contribuire a questo percorso quando non si limita a decorare un messaggio, ma invita a porsi domande. Chi paga il prezzo di una guerra? Quali vite rimangono invisibili nelle rappresentazioni ufficiali? Perché la spesa militare viene spesso presentata come inevitabile, mentre la cura, l’istruzione e la ricerca scientifica sono sottoposte a vincoli e restrizioni?
Sono interrogativi che legano la sensibilità artistica alla cittadinanza attiva. La cultura della pace, in questa prospettiva, non consiste nell’ignorare i conflitti, ma nel comprenderne le cause e nel cercare alternative alla distruzione.
Disarmo e memoria: una battaglia anche culturale
L’impegno di Laura Tussi si sviluppa da anni intorno al disarmo nucleare, alla memoria antifascista e alla difesa dei diritti umani. La sua attività è collegata anche alle iniziative per il Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari e ai percorsi di sensibilizzazione contro la militarizzazione della scuola e dell’università. Oltre 10.000 articoli tra saggi e recensioni e note di merito dislocati e pubblicati in vari siti web e una gran parte su FarodiRoma.
In questo contesto, l’arte può contribuire a contrastare l’assuefazione alla violenza. Quando la guerra viene raccontata esclusivamente attraverso strategie, armamenti e rapporti di forza, il rischio è che le persone colpite scompaiano dal quadro, sostituite da numeri e statistiche. La comunicazione artistica può invece restituire centralità ai corpi, agli affetti, alle case distrutte e alle possibilità di vita spezzate.
La memoria storica assume un significato analogo. Ricordare la Resistenza, le persecuzioni e le tragedie del Novecento non significa soltanto conservare il passato, ma riconoscere i meccanismi culturali che possono preparare nuove forme di esclusione e di disumanizzazione.
La scrittura di Tussi insiste proprio sulla necessità di mantenere aperto questo legame tra memoria e presente. L’immagine, quando dialoga con tale percorso, può diventare uno strumento per trasmettere la memoria alle generazioni che non hanno conosciuto direttamente le grandi tragedie del secolo scorso.
Una cultura della pace che coinvolge tutti
L’esperienza di Laura Tussi richiama inoltre una concezione della pace che non si esaurisce nella diplomazia. La costruzione di una società nonviolenta passa attraverso la scuola, le associazioni, le iniziative culturali, la partecipazione civile e la capacità di riconoscere i bisogni delle persone più vulnerabili.
In questa prospettiva, la produzione artistica e la comunicazione visiva possono creare occasioni di incontro tra persone di età e sensibilità differenti. Le immagini permettono di affrontare temi complessi anche al di fuori dei linguaggi specialistici, favorendo il dialogo tra educatori, studenti, artisti e cittadini.
Il valore di questo approccio non consiste nell’attribuire all’arte il potere di risolvere da sola le guerre o le ingiustizie. Consiste, piuttosto, nel riconoscerle una funzione culturale: contribuire a formare uno sguardo meno indifferente, capace di mettere in discussione la retorica della forza e di immaginare alternative alla competizione permanente.
La pace ha bisogno di politiche concrete, accordi internazionali, disarmo e tutela dei diritti. Ma ha bisogno anche di una cultura che renda queste scelte comprensibili e desiderabili, sottraendole all’idea che siano utopie lontane dalla realtà.
FarodiRoma, uno spazio per le parole e le immagini della nonviolenza
La presenza su FarodiRoma di contributi dedicati all’arte, alla memoria e alla cultura della pace testimonia l’importanza di un giornalismo che non separi i fatti dalle domande sulla dignità umana. Nel percorso editoriale legato a Laura Tussi, la riflessione sulla nonviolenza si intreccia con l’educazione, il disarmo e la critica delle strutture sociali che alimentano la guerra.
Fra i contributi pertinenti figurano il suo articolo sui disegni della madre Angela Belluschi, «I disegni di mia madre, Angela Belluschi, contro l’oblio della storia», e l’approfondimento «Le meraviglie della vita: il riscatto di Angela Belluschi, malata di Alzheimer. L’Arte della Cura come prassi di pace contro il potere bellico e distruttivo». Sono testi che mostrano concretamente come l’espressione artistica possa dialogare con l’impegno civile, pur appartenendo a un’esperienza creativa distinta da quella personale di Laura.
La pace come responsabilità quotidiana
Il significato più profondo di una cultura artistica orientata alla pace sta nella capacità di restituire valore a ciò che la logica della guerra tende a cancellare: la singolarità di ogni vita, la fragilità, la memoria, la solidarietà e il diritto al futuro.
Disegnare, scrivere, educare e documentare possono diventare attività complementari quando sono sostenute da una comune responsabilità verso gli altri. Non occorre che ogni immagine contenga una dichiarazione politica esplicita: talvolta è proprio la possibilità di suscitare una domanda, evocare un sentimento o interrompere l’indifferenza a renderla significativa.
Il percorso culturale di Laura Tussi richiama così una convinzione essenziale: la pace non si costruisce soltanto opponendosi alle armi, ma anche creando gli strumenti per comprendere il mondo e trasformarlo. Attraverso la scrittura, l’educazione e il dialogo con le espressioni artistiche, la nonviolenza può diventare una pratica condivisa, capace di unire memoria e futuro, coscienza individuale e responsabilità collettiva.
La colomba, il libro, la parola: Laura Tussi e l’eredità di Picasso
C’è una colomba che attraversa il Novecento come una ferita luminosa. Non nasce innocente né decorativa: nasce politica, storica, militante. È la colomba di Pablo Picasso, quella disegnata nel 1949 per il Congresso mondiale dei Partigiani della Pace, diventata da allora uno dei simboli universali dell’aspirazione umana alla fine delle guerre. Una colomba che non vola per evasione, ma per resistenza.
È a quella genealogia simbolica che rimanda con consapevolezza il disegno di Laura Tussi, scrittrice, giornalista, docente, cultrice della materia in sociologia presso la Sapienza, nonché raffinata pittrice. Un’opera apparentemente semplice, quasi infantile nel tratto, ma densissima di riferimenti, stratificazioni e significati.
Nel disegno, la colomba non plana su un ramo d’ulivo, ma si posa accanto a un libro aperto, su cui campeggia una parola che è insieme invocazione e programma: PAX. Il libro, a sua volta, poggia su un volume più grande, più pesante, come se la pace non fosse un dato immediato, ma il risultato di una costruzione faticosa, fondata su memoria, studio, responsabilità. Una penna intinta nell’inchiostro accompagna la scena: la pace non cade dal cielo, si scrive.
Picasso e la colomba dei Partigiani della Pace
Laura Tussi si colloca consapevolmente dentro questa tradizione. Non la cita, la continua. Il suo disegno non imita Picasso, ma ne raccoglie l’eredità etica: la pace come scelta culturale, non come retorica.
Il dettaglio più eloquente dell’opera è proprio il libro. Non un’arma deposta, non una bandiera, ma un testo. È qui che emerge con forza la cifra di Laura Tussi: la pace non è separabile dalla conoscenza, dalla formazione, dalla trasmissione critica del sapere.
Non è un caso che “I Partigiani della Pace” sia anche il titolo di uno dei suoi libri più fortunati, adottato persino in ambito accademico, nel corso di sociologia alla Sapienza. Un testo che, come il disegno, lavora sulla memoria attiva, sull’intreccio tra storia, pedagogia e impegno civile.
Il libro nel disegno è segnato, sottolineato, vissuto. Non è un feticcio. È un campo di battaglia simbolico, dove si combatte contro l’oblio, la manipolazione, la normalizzazione della guerra.
Una creatività militante
Laura Tussi appartiene a quella rara categoria di intellettuali che non separano mai la produzione culturale dalla responsabilità civile. Giornalista attenta ai temi della pace, della nonviolenza, della memoria storica, docente capace di portare questi temi nell’università, pittrice che usa il segno non per ornare ma per interrogare.
Le sue opere pittoriche, commentate anche su questo giornale online dall’amico Carlo Marino, condividono tutte una stessa tensione: rendere visibile ciò che il discorso dominante tende a occultare. La guerra come sistema, la pace come lavoro quotidiano.
In questo disegno, la colomba non vola via: resta. Veglia. Custodisce il libro. È una colomba che ha letto, che ha imparato, che sa.
Un messaggio controcorrente
In un tempo in cui la guerra è tornata a essere raccontata come inevitabile, persino necessaria, il lavoro di Laura Tussi si colloca ostinatamente controcorrente. Riprendere la colomba di Picasso oggi significa esporsi, significa rifiutare la neutralità, significa ricordare che la pace è sempre una scelta scomoda.
Il disegno non urla, non accusa. Ma non consola nemmeno. Propone una domanda silenziosa e radicale: siamo ancora disposti a studiare la pace, a scriverla, a difenderla, come fecero i Partigiani della Pace? Se la risposta non è immediata, è proprio perché opere come questa servono ancora. E forse oggi più che mai.
Un pensiero alla Palestina C’è poi un dettaglio cromatico tutt’altro che secondario, che rafforza ulteriormente la densità politica e simbolica dell’opera. Nel bianco dominante, che richiama il colore della pace, della sospensione della violenza, dello spazio aperto alla possibilità, affiorano il verde e il nero, riconoscibili come richiami evidenti alla bandiera palestinese. Non sono colori esibiti, ma accennati, quasi emergessero dal fondo con discrezione e pudore, come una presenza che non può essere cancellata. È una scelta tutt’altro che neutra: dentro l’universalità del messaggio pacifista, Laura Tussi inserisce la memoria viva di una ferita contemporanea, ricordando che la pace non è astratta né generica, ma passa sempre attraverso corpi, popoli, territori concreti. Il bianco, così, non cancella il conflitto, ma lo accoglie e lo interroga; il verde e il nero non rompono l’armonia dell’immagine, la rendono più vera, più scomoda, più necessaria.
Carlo Marino e Raimondo Montecuccoli
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