Pretendere l’adesione al TPNW. Armi nucleari, diseguaglianze e il fallimento dello Stato Sociale nell’Europa del riarmo
Data: 12 Ottobre 2026
Autore: Laura Tussi
Pretendere l’adesione al TPNW. Armi nucleari, diseguaglianze e il fallimento dello Stato Sociale nell’Europa del riarmo di Laura Tussi
La contemporaneità europea è attraversata da una frattura profonda, silenziosa nei palazzi del potere ma assordante nelle piazze, nei corridoi degli ospedali di periferia e nelle aule fatiscenti delle scuole pubbliche. Da un lato, i governi del continente accelerano una corsa al riarmo senza precedenti dal secondo dopoguerra, giustificata dall’ombra incombente della deterrenza e delle tensioni geopolitiche globali. Dall’altro, una generazione di studenti e cittadinanza attiva — in Italia, in Francia, in Spagna — si solleva per denunciare un’evidenza inaccettabile: mentre si stanziano miliardi per la macchina della morte e della difesa strategica, lo stato sociale viene sistematicamente smantellato.
In questo scenario di regressione civile, il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) non rappresenta soltanto un traguardo giuridico e diplomatico di altissimo profilo morale, ma si erge a supremo monito politico ed economico. Il TPNW ci ricorda che la sicurezza di una nazione non si misura in base alla sua capacità di annientare il prossimo, ma nella sua abilità di garantire diritti, dignità e futuro ai propri figli.
L’economia della distruzione contro il Bene Comune
La retorica della difesa a tutti i costi si scontra tragicamente con i dati reali della spesa pubblica. Mantenere, aggiornare e potenziare gli arsenali nucleari e convenzionali richiede un drenaggio colossale di risorse finanziarie, industriali e di ricerca scientifica. Questo capitale sottratto alla collettività non è neutro: ogni euro investito in un missile balistico o in un sistema d’arma strategico è un euro sottratto a un’aula scolastica, a un laboratorio di ricerca, a un letto di terapia intensiva o a un piano di edilizia popolare.
Il TPNW denuncia strutturalmente questa follia logica. Sancendo l’illegittimità umanitaria delle armi atomiche, il trattato smaschera la menzogna della deterrenza: armi che promettono la distruzione totale non proteggono i popoli, ma li tengono in ostaggio, impoverendoli materialmente e spiritualmente. Quando la spesa militare viene prioritarizzata a scapito del welfare, lo Stato abdica alla sua funzione primaria, che è la cura e la protezione sociale dei suoi cittadini.
La Rivolta delle Periferie e delle Aule: Francia, Italia, Spagna
Le proteste studentesche che infiammano le capitali e le province europee non sono semplici moti di ribellione giovanile, bensì atti di estrema lucidità politica. In Francia, le lotte contro le riforme scolastiche e i tagli ai servizi; in Italia, le mobilitazioni studentesche contro l’alternanza scuola-lavoro impoverita e la precarizzazione strutturale; in Spagna, le proteste per il diritto a un’istruzione e a una sanità pubbliche universali e degne di questo nome, delineano un fronte comune.
I giovani d’Europa stanno gridando ciò che i decisori politici fingono di non vedere: la crisi economica e sociale non è un evento naturale, ma il risultato di scelte di bilancio scellerate. Vengono chiesti sacrifici in nome della “austerità” e della “stabilità”, salvo poi scoprire che le casse dello Stato si aprono magicamente quando si tratta di finanziare l’industria bellica. La scuola pubblica cade a pezzi, i professori sono sottopagati, gli ospedali pubblici collassano per carenza di personale, ma si trovano sempre i fondi per i programmi di riarmo. È la consacrazione di una disuguaglianza strutturale, in cui la ricchezza sociale prodotta dai lavoratori viene incanalata verso la filiera della distruzione anziché verso la riproduzione sociale della vita.
Verso una Nuova Idea di Sicurezza
Il legame profondo tra il TPNW e le lotte giovanili risiede nella ridefinizione stessa del concetto di sicurezza. Una società in cui la sanità è un privilegio per chi può permettersela e l’educazione è un lusso subordinato ai bilanci di guerra è una società intrinsecamente insicura, fragile e ingiusta.
La vera sicurezza umana si fonda sulla giustizia sociale, sulla redistribuzione delle risorse, sulla garanzia di un lavoro dignitoso, sulla transizione ecologica e su un sistema di istruzione universale che emancipi le coscienze. Pretendere l’adesione al TPNW e l’abolizione delle armi nucleari significa, in ultima analisi, pretendere un cambio radicale di paradigma: smettere di investire sulla fine del mondo per cominciare, finalmente, a investire sul suo futuro. Fino a quando i governi sceglieranno i carri armati al posto degli ospedali e i missili al posto dei libri, la voce degli studenti nelle piazze d’Europa rimarrà l’unico vero argine di civiltà contro la barbarie del nostro tempo.
Laura Tussi
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