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“Non possiamo”



Data: 23 Febbraio 2024
Autore: a cura della redazione



No, il Papa e la Santa Sede ribadiscono,
chiaro e tondo, che non
vogliono soldi (un milione e
mezzo di euro) dalla ditta Leonardo
(ex Finmeccanica, società
pubblica italiana molto attiva nei settori della
difesa, dell’aerospazio e della sicurezza) da
devolvere all’ospedale pediatrico cattolico
Bambin Gesù di Roma, di proprietà del Vaticano.
Una scelta che ha provocato molte polemiche,
tra le quali quella che vedrebbe, in questo
gesto, il cercare di lavarsi la coscienza, da
ambo le parti. Ma le chiacchiere rimangono
chiacchiere e ciò che conta sono i fatti. Solo i
fatti ci possono interrogare.

Anche a Rivalta di Torino la comunità di famiglie
Il filo d’erba che, oltre a gestire un vivaio
e una libreria, presta un servizio di accoglienza
residenziale di medio periodo ad italiani,
migranti e richiedenti asilo in difficoltà,
ha restituito alla società Avio Aero una
somma donata loro. La società produce sistemi
aeronautici civili e militari e quest’ultima
produzione era incompatibile con la storia e la
vita della comunità.

Un’obiezione che fa eco a quella avvenuta,
oltre 50 anni fa, da parte dell’allora nuovo vescovo
di Torino Padre Miche Pellegrino, che
restituì l’auto di rappresentanza offertagli in
dono dalla Fiat. Questi e tanti altri casi noti o
meno noti che avvengono in ambito cattolico
e laico a testimoniare spazi di libertà di cui la
comunità civile può appropriarsi, esprimendo
i propri valori di riferimento. Tanto più im-
portante in questo momento storico in cui le
opzioni militariste e utilitaristiche stanno progressivamente
prendendo piede a partire dalle
scelte delle istituzioni governative.

Una scelta coerente quella di Papa Francesco,
in linea con il suo no alla guerra e al commercio
di armi e all’industria militare. Non
manca infatti occasione di chiedere di pregare
per lui. Oggi è avversato da una vastissima
platea di nemici che va dagli iper-tradizionalisti
nostrani ed esteri ai sovranisti, fino ai potentati
economici vicini al trumpismo, Tutte
forze che insistono nell’associare falsamente
il papa alle multinazionali e al neoliberismo,
che sono almeno altrettanto nemiche del papa.
Il “pregare contro” appare infatti collegato alla
sua condanna totale verso le industrie delle
armi, ai suoi costanti richiami al dramma delle
diseguaglianze macroscopiche che infettano il
mondo attuale e ai disastri naturali incombenti.
In realtà l’invito del papa nasce dalla consapevolezza
non solo delle sue fragilità umane,
ma anche, e forse di più, dalla chiara percezione
che i nemici del papa sono tutti i potentati
economici, comunque declinati. Forze
soverchianti.

Tutte queste forze, pur con intenti tra loro
opposti, si servono strumentalmente da un lato
dei vescovi, dei teologi e ovvero degli ideologi,
dei media accanitamente contrari alle aperture
conciliari e, dall’altro, di nuovi soggetti e
pratiche emergenti fino a pochi anni fa ignorati
ed esclusi (lgbtq, maternità surrogata, eutanasia,
ecc.) finalizzati ad allargare contrad-
dizioni e contrastare il papa che invece cerca di evangelizzare
la chiesa. Costoro si dimostrano molto abili a
dare una colorazione religiosa a quella che è una pura
lotta politica e di potere contro la ferma critica del papa
al dominio incontrastato del dio denaro e dei suoi sacerdoti.
Cioè, spostato sul piano teologico, contro il
peccato principale, l’idolatria, che da sempre infetta
l’umanità ma che ora assume aspetti parossistici.
Qualche anno fa quando papa Francesco parlò per la
prima volta di “una terza guerra mondiale a pezzi” la
cosa non fu presa molto sul serio, molti la considerarono
una semplice frase ad effetto per ottenere l’attenzione
mediatica. Oggi tutti possiamo purtroppo renderci
conto della profonda e drammatica verità di quelle parole
e del loro spessore profetico. In realtà il pontificato
di papa Francesco, che ha superato il decennio, si è
caratterizzato per una piena ripresa dei valori del concilio,
da non celebrare con vuoti richiami, ma da incarnare
“uscendo” dagli steccati ecclesiali per parlare a
tutti, a partire dai più deboli e senza preclusioni. Il suo
insegnamento si caratterizza per un deciso superamento
del secolare conflitto tra fede e ragione. Se si presta
attenzione ai suoi documenti, ai suoi messaggi e alle
sue prese di posizione non si può fare a meno di percepire
un accorato e sentito richiamo alla ragionevolezza.

Nessuna preclusione all’innovazione, ma un chiaro
invito rivolto a tutti a considerare con attenzione i vantaggi
e i rischi che possono derivarne per l’umanità e
per il pianeta. Su questo si è rivelato di particolare interesse
il suo messaggio per la 57a Giornata mondiale per
la pace Intelligenza artificiale e pace, nel quale ha tenuto
a sottolineare che «la dignità intrinseca di ogni
persona e la fraternità che ci lega come membri dell’unica
famiglia umana devono stare alla base dello sviluppo
di nuove tecnologie e servire come criteri indiscutibili
per valutarle prima del loro impiego, in modo
che il progresso digitale possa avvenire nel rispetto della
giustizia e contribuire alla causa della pace».

E questo chiaro invito a un attento discernimento,
operato da papa Francesco, è anche un grande messaggio
di speranza rivolto a tutta l’umanità, a credenti e
non credenti, affinché vengano poste in campo tutte le
energie utili per salvaguardare la nostra umanità e il
pianeta a noi affidato, nella piena consapevolezza che
«non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo
quella futura» (Eb. 13,14). Una ricerca della città futura
che per la Lettera agli Ebrei ha profonde radici nella
provvisorietà della nostra vita terrena, come ci indica
solo pochi versetti prima: «Continuate nell’amore
fraterno. Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni,
praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli
angeli. Ricordatevi dei carcerati come se foste loro compagni
e di quelli che sono maltrattati, sapendo che anche
voi siete nel corpo» (Eb. 13,1-3).