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IL NODO AL FAZZOLETTO

 

MAMMA LI TURCHI!

 

Le dimenticanze di Uolter

Avvenimenti

23 marzo 2000

"Più grasso meno cacao. All'Europa piace così"

Uolter Veltroni è uno dei pochi politici in circolazione che qua e là cerca di alzare il tono del discorso. Lo ha fatto con sapiente abilità all'ultimo congresso dei Ds nel gennaio scorso, durante il quale, in sostanza, ha detto una cosa: la sinistra è radicamento nella modernità, ma nello stesso tempo, pena diventare un contenitore senz'anima, deve assumere il punto di vista di chi soffre, di chi è sfruttato, di chi è senza potere. D'accordo, anzi wow!, anche se è proprio un certo tipo di modernità a creare quell'ingiustizia che si vorrebbe combattere. Ma nei mesi successivi il segretario dei Ds, riposti i discorsi nel cassetto, incorre in due strane dimenticanze che vale la pena ricordare. Dimenticanza n1. A febbraio Veltroni parte per l'Africa, tappa obbligata se capire come va il mondo. Incontra Nelson Mandela, Alex Zanotelli (finalmente intervistato dalla televisione italiana che in questi anni si è tenuta ben lontana dalle sue scomode verità) e di fronte alla tragedia dell'Aids, che in Africa sta mietendo milioni di vittime, invita la Chiesa ad assumere un atteggiamento meno intransigente sull'uso del preservativo, subissato da un mare di critiche da parte dei difensori d'ufficio del Vaticano.

Ma Uolter dimentica di lanciare un'accusa assai più importante: nel continente africano la lotta all'Aids è ferma per un fatto meramente economico. Costa troppo (e i prezzi sono stabiliti dall'Occidente) per gli standard sanitari di quei paesi e nel piano specifico per la salute elaborato dalla Banca mondiale nel 1995, i farmaci oggi riconosciuti efficaci nel combattere l'infezione da Hiv non rientrano nella lista di quelli essenziali e quindi finanziati. Dimenticanza n2. A marzo il Parlamento europeo - con mille ringraziamenti delle grandi multinazionali dell'industria dolciaria - approva una direttiva (votata anche dai diessini Vattimo, Napolitano, Imbeni) sulla produzione del cioccolato che permette l'introduzione di grassi vegetali diversi dal burro di cacao. In soldoni significa una caduta della domanda di cacao di circa 200.000 tonnellate annue e del prezzo del 20%, con effetti disastrosi sulle economie dei paesi produttori, la maggior parte africani. Non basta. Un emendamento tenta di salvare il salvabile e chiede alla Commissione di Bruxelles di elaborare almeno uno studio sull'impatto della direttiva nei paesi suddetti per apportare modifiche al provvedimento nel caso in cui venissero rilevate ripercussioni nefaste. Bocciato. Tra gli altri votano contro Trentin, Ruffolo e Volcic, europarlamentari Ds. Allora uno pensa: vedrai che adesso Uolter dice qualcosa, si dissocerà dai suoi compagni di partito o perlomeno esprimerà qualche perplessità sulle scelte del Parlamento. Niente. Neanche un rigo o una parola. Uolter, I care. Do you remember?

 

Mamma li turchi!

La Padania

30 marzo 2000

"La filosofia che sta alla base della nostra proposta è il cristianesimo delle missioni, magari in una variante laica perché vogliamo aiutare le persone a rimanere nel loro paese - Umberto Bossi".

A sinistra il coro di critiche è stato unanime e anche la fedelissima componente cattolica del Polo delle Libertà ha storto un po' il naso. La proposta di legge sull'immigrazione del duo Berlusconi-Bossi, di nuovo alleati dopo anni di reciproco disprezzo, ha suscitato molte perplessità fino ad essere tacciata di "haiderismo all'italiana". Il progetto vorrebbe evitare l'invasione indiscriminata di immigrati che la sinistra, dicono i due, nascondendosi dietro lo slogan "l'immigrazione non è un problema, ma un'opportunità", fomenterebbe per crearsi un nuovo bacino elettorale. La relazione che accompagna la proposta di legge contrappone due modelli di società: da una parte quello - brutto e cattivo - definito "neo-giacobino", universale, multirazziale e che si basa sulla scissione fra Stato e Nazione con il primato del primo sulla seconda, dall'altra il modello "cristiano" - buono e puro - di una società che la relazione definisce "equilibrata tra presente, futuro e passato (e il condizionale? Il congiuntivo? Il trapassato remoto? Dove li mettiamo?), tra locale e globale, tra in e out".

Sui tredici articoli della proposta di legge si potrebbe discettare a lungo. Ci limitiamo a esprimere una preoccupazione e a formulare un suggerimento. La preoccupazione riguarda l'incolumità dell'on.Umberto Bossi. All'art.2 si afferma che "tutte le disposizioni vigenti in materia d'immigrazione di stranieri provenienti da paesi non appartenenti all'OCSE sono abrogate e sostituite dalla presente legge". Il riferimento all'Ocse è chiaro: non si vogliono creare vincoli alla circolazione con paesi come Stati Uniti e Giappone. Bisogna, però, che qualcuno ricordi al leader della Lega Nord che dell'organizzazione in questione fanno parte anche l'Ungheria, la Polonia e, tremate popoli della Padania, la Turchia (mamma, li turchi!). On.Bossi, lei si sta cacciando in un mare di guai. Con la sua trovata legislativa i discendenti dei feroci Ottomani troveranno spalancate le porte della Brianza e non esiteranno a tagliarle la testa. Il suggerimento intende invece proporre un'integrazione all'art.9 che così recita: "La cittadinanza italiana può essere ottenuta dopo 10 anni dall'iscrizione nei ruoli d'immigrazione sul presupposto [] del corretto adempimento dei doveri fiscali". D'accordo, ma allora si aggiunga che quella stessa cittadinanza sarà tolta ai piccoli o medi imprenditori del Nord che non pagano i contributi previdenziali per i lavoratori stranieri alle loro dipendenze. Più che una proposta di legge, una miniera di spunti comici. Per evitare di piangere.

 

Il nome della cosa

L'Avvenire

18 marzo 2000

"Sulle coppie gay Strasbursgo stecca"

Il riconoscimento giuridico delle coppie gay turba il sonno di molti cattolici. Le loro unioni non sono equiparabili ai matrimoni tra etero, dicono. E' un attentato ai sacri valori del focolare domestico, ripetono, ma non riusciamo a cogliere la relazione causa-effetto anche perché siamo convinti che i veri nemici della famiglia si annidino al suo interno e hanno ben altri nomi: incomunicabilità, ipocrisia, piccole e grandi infedeltà. Che facciamo, allora, lasciamo la questione in sospeso? Una soluzione forse c'è. Basta trovare il nome giusto ed il gioco è fatto Tutti coloro che appoggiano il riconoscimento delle coppie omosessuali evitino d'usare parole come matrimonio o famiglia, altrimenti la lampadina si accende e a certi cattolici va su la pressione. I francesi hanno inventato i Pacs, i "patti civili di solidarietà", depositati in Tribunale e con i quali si sanciscono una serie di diritti (dalla questione fiscale, a quelle ereditarie, alla previdenza sociale) per le coppie non "regolari". Ecco, patto potrebbe funzionare, forse. Ma meglio di tutte è la parola cosa: generica, non impegnativa, dice e non dice, rassicurante, una "tisana" che placa le coscienze ferite dei benpensanti. Sentite come suona. Articolo dell' "Avvenire": "Il Parlamento Italiano a larga maggioranza ha approvato il riconoscimento giuridico della COSA gay. Hanno votato a favore anche gli onorevoli Casini e Buttiglione. La famiglia è salva". E il gioco è fatto.

 

La guerra che non volevamo

Il Manifesto

30 marzo 2000

"L'Onu alla nato: In Kosovo la guerra è persa"

E adesso, dove siete, che cosa scrivete, vari e varie Barbara Spinelli, Ernesto Galli della Loggia, Mario Pirani, editorialisti di destra e sinistra che un anno fa tromboneggiavate contro di noi, anime belle, perché dicevamo che la guerra "umanitaria" contro la Serbia non avrebbe risolto i problemi del Kosovo? E' triste dover constatare che avevamo ragione. Il relatore dell'Onu per i diritti umani nella ex Jugoslavia - non il primo pacifista di passaggio - in un rapporto all'Alto commissariato delle Nazioni Unite afferma senza mezzi termini: "L'economia jugoslava è stata distrutta. Il Kosovo è stato distrutto. Ci sono centinaia di migliaia di disoccupati e una pulizia etnica ha preso il posto di un'altra pulizia etnica".

La Nato ha fallito tutti gli obiettivi che si era posta con l'intervento militare e Milosevic resta più che mai in sella. Il futuro multietnico, uno dei capisaldi della risoluzione firmata alla fine della guerra, è una chimera, con 240 mila kosovari non albanesi che in questi mesi sono stati buttati fuori della regione e serbi, turchi, rom che difficilmente potranno riprendere le loro abitazioni occupate dagli albanesi. Intanto il presidente D'Alema continua a rivendicare - e con orgoglio - tra i principali meriti del suo governo l'intervento nel Kosovo. Pensa i demeriti.

FAUSTO CAFFARELLI


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