IL TEMPO RITROVATO
Questa estate ho camminato da solo.
Mi piace camminare da solo, vagare per i monti senza nessuno che mi tenga compagnia sentendosi in obbligo di parlare continuamente, come se il silenzio fosse imbarazzante.
"Quando si cammina da soli – diceva un mio vecchio professore – il consiglio di famiglia è riunito in permanenza.; ci si può fermare a piacimento, proseguire, cambiare itinerario, attaccare discorso con le vacche al pascolo mentre loro ruminando, ti guardano pensierose, senza dover dipendere, una volta tanto, dalle intenzioni degli altri".
Mi piace camminare da solo anche perché camminando posso lasciare i miei pensieri vagare nell’infinito spazio che mi circonda. La fantasia galoppa. Sogno ad occhi aperti fantastiche avventure. "Che ci sarà oltre quei pallidi monti lontani, che quasi si confondono con il cielo?" Mi immagino pellegrino andare di valle in valle. Tempo e spazio paiono confondersi. Percorro montagne, pianure e magari parte dell’alto medioevo dove incontro villaggi senza nome e genti sconosciute.
Così andavo fantasticando quel giorno mentre seguivo la traccia di un sentiero tra gli abeti. Ad un tratto però qualcosa attrasse la mia attenzione e mi riportò per un momento nella realtà. Si trattò semplicemente di una folata di vento. La sentii salire dal fondovalle, gli abeti frusciarono sempre più intensamente; per qualche istante fui avvolto da quel turbine di rami ondeggianti, poi tutto si allontanò verso la cima e ritornò il silenzio.
"Ecco – pensai – se non ci fosse il vento il bosco sarebbe senza voce e se non ci fosse il bosco il vento sarebbe solamente un incerto bisbigliare. Quel pensiero non veniva da una fantasia, da un vagare della mente, ma da una sensazione, da qualcosa di concreto che avevo sperimentato in quel momento in piena consapevolezza.
Provai allora a concentrarmi sulle mie sensazioni partendo dal centro. Il respiro. L’aria mi entrava dalle narici, passava nei polmoni, il mio petto si alzava e si abbassava ritmicamente: due passi inspiro, due passi espiro. Il cuore batteva in modo accelerato per la salita ma regolare; ascoltarlo mi dava sicurezza come le parole di un vecchio amico.
Spostai la mia attenzione sulle sensazioni che provenivano dal mondo esterno. Già avevo ascoltato il dialogo arcano tra il bosco e il vento e ora feci un’altra scoperta: il silenzio non consiste nella totale assenza di suoni, perché il quel modo non lo si può percepire. Per udire il silenzio occorre il ronzio di un calabrone, un leggero brivido di vento, il lontano mormorio di un ruscello... Solo così percepisci l’immenso silenzio che ti avvolge.
Sino a quel momento avevo concentrato la mia attenzione solo sulle sensazioni provenienti dall’udito. Mi guardai attorno cercando di penetrare con lo sguardo l’essenza delle cose. Mi bastò seguire due farfalle innamorate per rendermi conto dell’infinità delle forme e dei colori che mi circondava.
Restai per qualche istante fermo ad osservare quell’universo vicino e lontano, lasciando che il mio sguardo indagasse i fiori, gli alberi, i prati, le rocce, i profili delle montagne, i giochi delle nubi e capii che penetrare l’essenza delle cose significa rendersi permeabili, lasciare che le sensazioni diventino emozione. Se Renoir non fosse stato rapito dai giochi di luce ed ombre che i raggi del sole compongono filtrando tra le foglie degli alberi, non avrebbe mai dipinto molti dei suoi quadri.
Non si possono descrivere gli odori della montagna, soltanto facendone l’esperienza si possono riconoscere e ricordare. Gli odori di un bosco di conifere, gli odori di un pascolo d’alta quota dove fioriscono gli ultimi piccoli fiori dai colori intensi, gli odori di un torrente, della terra umida, della neve che si scioglie, ogni angolo, ogni anfratto ha un suo odore particolare.
Avete mai provato ad accarezzare un albero? A toccare con mano leggera il suo tronco ruvido con attenzione, con amore, con riconoscenza? Fatelo se vi capita e capirete perché ancora oggi i discendenti dei Maya prima di abbattere un albero, gli chiedono perdono.
Non era la prima volta che vivevo le sensazioni che nascono da un rapporto diretto con l’ambiente, con la natura, ma era la prima volta che le vivevo con una profonda consapevolezza e questo mi offrì un momento di gioia.
Questa non fu la sola consapevolezza, perché sempre in quel momento, mi resi anche conto di quanto le sensazioni fossero legate al presente e di quanto fosse sterile l’abbandonarsi a quelle fantasie proliferanti che ti portano in un mondo irreale, o meglio, che non ti portano da nessuna parte.
I pensieri, le emozioni, le fantasie sono certo importanti per alimentare la nostra creatività, per progettare la nostra vita, ma è altrettanto importante non lasciare che le nostre sensazioni vadano perse e con loro il momento presente, in cui loro si manifestano, perché è l’unico momento che le possa contenere.
Il ricordo del passato, quando non è rimpianto, quando non ci opprime con i sensi di colpa, è importante perché dà profondità e respiro alla nostra vita, perché è un bagaglio di esperienze stratificate che ci hanno plasmato così come siano, nel bene e nel male. Mi viene in mente un pensiero di Dostoevskij "…E anche se uno solo di questi ricordi belli rimanesse nel nostro cuore, anche quello potrebbe essere un giorno la nostra salvezza"
Anche il futuro è importante. Se non riuscissimo ad immaginare un futuro, verrebbe a mancare la speranza, verrebbe a cadere la nostra progettualità.
Credo però che tutto debba partire dal presente, dal centro, dalla consapevolezza del momento che stiamo vivendo, del rapporto con la persona che ci sta di fronte, con quanto ci accade nel momento in cui lo viviamo, dalla consapevolezza della gioia e del dolore con i quali ci stiamo confrontando nel preciso momento in cui li percepiamo.
Ecco io ora so che sto respirando, sto camminando, sto parlando, sto osservando, sto ascoltando, sto pensando, mi sto arrabbiando, sto amando...Ora so che sto vivendo.
Credo che anche da questa consapevolezza possa nascere la pace, la tolleranza, l’amore per la vita, verso di noi e verso tutto il creato.
Giorgio Bianchi