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Giorgio Bianchi DIVAGAZIONI SUL TEMPO febbraio 98

Vi è mai accaduto di percepire il tempo che passa?

A me è accaduto una volta. Mi trovavo su di un tram della linea 4. Era sera, stavo seduto con la testa appoggiata al vetro del finestrino. Pioveva, sotto i miei occhi passavano vetrine illuminate, gente frettolosa, auto impazienti.

Improvvisamente ebbi la sensazione del tempo che passava. Era come una presenza che fluiva silenziosa, lo percepivo solo nell’istante in cui mi abbandonava per diventare passato. Provavo a dilatare il presente per contenerne una quantità maggiore, ma era fatica inutile. Il presente era come un punto geometrico che per convenzione lascia una traccia sulla carta, ma che in realtà non è un punto, ma un microscopico disco: il punto materialmente non esiste, è solo un concetto e così anche il presente.

Il principe di Salina, nei momenti di silenzio, udiva il tempo che passava come il rombo di una cascata lontana. Cessò del tutto solamente quando un giorno, fra il gruppetto dei parenti raccolti attorno al suo letto "si fece largo una giovane signora snella con un vestito marrone da viaggio...Era lei, la creatura bramata da sempre che veniva a prenderlo...".(1)

Ciò che mi riesce più facile è vedere il tempo o almeno quella funzione discontinua inventata dall'uomo per riuscire ad imbrigliarlo.

Se mi parlate ad esempio del 1913, io lo vedo laggiù alla mia destra, un po' in alto, come un tassello situato, tra il 1912 ed il 1914, su di un lungo nastro che si svolge a ritroso verso l’infinito. Per vedere il 1492, devo spostarmi un po' più in alto, in modo che il mio sguardo abbracci un orizzonte più ampio. Del futuro riesco a vedere poco, vedo il nastro dipanarsi giù alla mia sinistra, ma sono tasselli vuoti e dopo alcuni anni scompare ogni immagine e tutto mi appare più confuso e imperscutabile.

Gli anni della mia vita invece, sono sotto i miei occhi e mi pare di poterli toccare con un dito. Se li ingrandisco mi appaiono costellati di ricordi.

Quello che posso concludere è che, almeno per me, il tempo va a sinistra e in discesa.

C'è un tempo cronologico e un tempo interiore. Il primo è misurabile, il secondo no, ma credo che sia quello che conti di più nella vita di una persona. Non tutti i fatti che ci accadono hanno la stessa collocazione nel tempo interiore. Alcuni di pochi anni fa ci appaiono remoti, altri lontani nel tempo, li ricordiamo come se fosse ieri, poi basta un nulla per rimescolare di nuovo le cose.

Io conservavo del Nicaragua un ricordo vivo, coinvolgente, attuale, ne parlavo spesso con gli amici, ne scrivevo, ne seguivo le vicende. Tempo fa ho rincontrato Marco che mi ospitò allora nella sua casa di Managua, e col quale condivisi momenti esaltanti. Ho faticato a riconoscerlo, era cambiato, anche la sua voce era cambiata, come il suo modo di fare. Nei pochi istanti in cui ci siamo scambiati un saluto imbarazzato, ho provato una grande tristezza e ho sentito passare, come una folata di vento gelido, quindici inesorabili anni. Quel periodo mi appare ora remoto, irrimediabilmente perduto.

Ho provato a pensare come sarò fra quindici anni; se ci sarò ancora, sarò un vecchio decrepito.

Una volta pensavo che, giunto ad una certa età, prima che le forze mi abbandonassero, mi sarei ficcato in una rivoluzione per

cadere sulle barricate con una bandiera in mano. Non volevo finire fuori di testa in un cronicario, a cercare di palpare il culo alle infermiere. Ma ora mi pare di avere ancora tante di quelle cose da fare e da dire, specie ora che ho dei nipoti, che comincio a pensare che il tempo potrebbe non bastarmi, anche se quello che mi preme dentro risulta sempre più indicibile.

Vi sono poi concetti legati al tempo che non solo risultano difficili da capire, ma anche da sentire emozionalmente. Prendiamo l'eternità . Che cosa è l'eternità?. Se mi dite il "non tempo" la risposta non mi dice nulla, perché mi è difficile immaginare qualcosa che esista al di fuori del mio universo temporale.

Una risposta approssimativa, ma che sgomenta per l'abisso che ti spalanca davanti, l'ho letta una volta da qualche parte.

"In mezzo ad un deserto si innalza una montagna granitica alta mille metri. Ogni cento anni un'aquila si posa sulla sua cima per pulirsi il becco fregandolo contro la roccia. Quando con questo movimento avrà consumata tutta la montagna, sarà passato solamente un minuto secondo dell'eternità". Questo sì che fa venire i brividi!

Secondo la teoria della Relatività, spazio e tempo non possono considerarsi entità indipendenti una dall'altra, ma debbono fondersi nel concetto di un continuo unico quadrimensionale spazio/tempo.

A questo riguardo c'è una teoria che trovo suggestiva, anche se un po' fantascientifica. Poniamo il caso che esista un animale a due dimensioni che viva sulla superficie di una sfera. Questo animale potrà spostarsi avanti, indietro e di lato ma non in alto o in basso, perché non conosce una terza dimensione e riterrà il suo universo piatto, infinito e a due dimensioni, mentre in realtà ne ha tre. Attorno a questa sfera potrebbe essercene un'altra abitata sempre da esseri a due dimensioni, ignari dell'esistenza di un altro universo vicinissimo al loro, ma irraggiungibile perché inconcepibile.

Se questa ipotesi vale per ipotetici esseri a due dimensioni, dovrebbe valere anche per esseri a tre dimensioni quali noi siamo. Allora se il tempo è una quarta dimensione del nostro universo, potrebbe esserci un altro universo contemporaneo e copresente al nostro, che per la scansione di qualche minuto secondo, risulta altrettanto irraggiungibile e inconcepibile, in quanto noi non possiamo muoverci avanti e indietro nel tempo.

Noi non siamo padroni del tempo. Possiamo utilizzarlo in un modo o nell'altro, ma non possiamo modificarlo. È piuttosto il tempo che è padrone di noi e di ciò che ci appartiene. Possiamo però dargli un senso, affinché non passi inutilmente e possiamo anche lasciare una traccia che parlerà di noi per il tempo che verrà. Il come dipende da noi.

"Chi sei tu, lettore, che leggi

le mie poesie tra un centinaio di anni?

Non posso inviarti un solo fiore

dalla ricchezza di questa primavera,

una sola striatura d'oro

dalle nubi lontane.

Apri le porte e guardati intorno.

Dal tuo giardino in fiore cogli

i ricordi fragranti dei fiori svaniti

un centinaio d'anni fa.

Nella gioia del tuo cuore possa tu sentire

la gioia vivente che cantò

in un mattino di primavera,

mandando la sua voce lieta

attraverso un centinaio d'anni." (2)

(1) G.T. di Lampedusa - Il Gattopardo

(2) Tagore da "Il Giardiniere"

 

 

 


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