Franco Barbero IN PRINCIPIO NON C'È LA COSCIENZA febbraio 1996
"Segui quel che la tua coscienza ti suggerisce,
perché essa non ti tradisce mai.
In certi casi ti avverte meglio
di sette sentinelle sulle mura.
E, soprattutto, invoca il Signore
perché guidi i tuoi passi nella verità" (Siracide 37, 13-15)
Il brano è tratto dal libro del Siracide, un testo sapienziale ebraico del 180 a.C., tradotto in greco 50 anni dopo. Il libro ebbe grande fortuna per il suo utilizzo popolare. Delineava "sapienzalmente" i tratti fondamentali di una vita fedele alla Torah, in modo quasi catechistico.
Questo brano fa parte di una pericope (= pagina) più ampia in cui l’Autore discorre con il lettore sulla affidabilità dei consiglieri.
Spesso nella vita "chiedere consiglio" può essere saggio, anzi necessario. Ma scegliere il proprio consigliere è impresa che necessita di grande consapevolezza, di attento discernimento. Puoi sbagliare porta... e dar fiducia a persone inaffidabili. Proprio per questo l’Autore vuole aiutare il lettore a distinguere accuratamente tra consiglieri onesti e affidabili e consiglieri inaffidabili.
L’elenco occupa i vv. dal 7 al 15. È interessante notare quanto sia lungo (basta leggere il testo!) l’elenco dei consiglieri e delle consigliere da evitare. È sorprendente la saggezza con cui il Siracide tratteggia i comportamenti e i soggetti dei quali occorre "non fidarsi" (37, 11).
Ma l’interesse del sapiente non si limita a distogliere dai cattivi consiglieri. Egli punta ad indicare la via positiva. Di chi, dunque, occorre fidarsi? La risposta è breve e sostanziosa per il pio israelita che in quel periodo (ellenistico) era bombardato da tante "proposte" di vita che si presentavano sotto forma di "buoni consiglieri".
"Fidati dell’uomo che teme sempre Dio,
di cui sai che osserva i comandamenti,
che condivide il tuo modo di vedere:
costui, se inciampi, ti aiuterà" (v. 12).
Nulla di nuovo in queste parole. Sempre i profeti e i sapienti avevano dato questo consiglio. Il Siracide lo ribadisce fermamente: se vuoi scegliere un consigliere guarda la sua vita, quella di "sempre" (v. 12), quella "vissuta" ogni giorno.
Ma qui Siracide ha una sorprendente apertura verso la cultura corrente che celebrava con grande enfasi il valore della coscienza individuale. Il suo "elogio della coscienza" è davvero ampio: la coscienza suggerisce, non tradisce mai e in certi casi avverte meglio di sette sentinelle sulle mura. Bisogna seguirla!
Nelle scritture cristiane sarà poi Paolo a celebrare i "fasti" e i "nefasti" della coscienza.
Ma, fedele alla tradizione ebraica, Siracide precisa che il "dono" della coscienza non può da solo orientare la vita. Mentre celebra le lodi della coscienza, egli ricorda un "soprattutto", una "alterità", una relazione che è ancora "altro" dalla stessa coscienza.
La coscienza viene così "relazionata", storicizzata, liberata dal suo delirio di onnipotenza. La modernità ci ha mostrato a chiare lettere le risorse e i limiti della coscienza individuale, le sue distorsioni, le sue colonizzazioni, le sue ferite, le sue malattie. In sostanza la promozione della coscienza che troviamo in Siracide dice ancora una volta che la relazione con il nostro cuore, con la consapevolezza della nostra identità può dilatarsi e ricevere "ossigeno esistenziale" da un sano rapporto creaturale con Dio.
Ogni "totalizzazione" di un dono può diventare un’illusione o una prigione.
Il Dio della Bibbia ci chiama a "dire il nostro nome", ad affermare e far valere la nostra coscienza, mentre ascoltiamo la Sua voce che ci guida "nella verità" (v. 15). In una cultura "fusionale" può essere importante sopportare il peso e vivere la tensione vitale della polarità: io-Dio-noi.
Il Dio "amico della coscienza" si rivolge ad Adamo, ieri ed oggi, con l’interpellazione: "Dove sei?" affinché non avvenga che "l’uomo e la donna, nascondendosi da Dio, si nascondano a se stessi" (Martin Buber) e al loro destino.
I congegni del nascondiglio possono annidarsi anche nella coscienza, se voltiamo le spalle alle voci "altre" che gridano dal cielo e dalle terre. Dio non spodesta la nostra coscienza, ma la rafforza, le dà voce, la fa risuonare quando noi l’abbiamo soffocata.
Chi più di Te, o Dio, ci aiuterà a far crescere la nostra coscienza? La nostra "coscienza" potrà aiutarci a riconoscere che "in principio" sei Tu, Tu solo.