Andreina Cafasso HO CERCATO UNA CHIESA CHE NON PUNTASSE IL DITO(I) ottobre 1996
Quattro anni fa è successo nella mia vita qualcosa che non ho voluto io, qualcosa che ha cambiato tutto. È stato deciso dalla chiesa di Roma che io non avevo più il diritto di esercitare le mie funzioni di insegnante, di predicatore o di prete. C osa che ho ritenuto non solamente una punizione personale, ma anche una condanna di tutto ciò che avevo fatto come prete per riconciliare la chiesa ufficiale, da una parte, e la miseria e l’oppressione che le persone conoscono dall’altra. Ho appreso che non era auspicabile che io cercassi di aprire di più le porte a quelli che, all’interno della chiesa, si trovano costretti nella tragedia della. paura, dell’angoscia, della disperazione, e che spesso esprimono in modo inconscio. Non era auspicabile, insomma, che ci fosse maggiore comprensione.
Io, invece, ho cercato una chiesa che non punti il dito, ma che tenda la mano. Ma ho dovuto arrendermi all’evidenza: le mie speranze non erano che illusioni.
Mi sono sentito tanto più vicino agli uomini e alle donne per i quali mi ero consacrato e che, secondo le statistiche sono i quattro quinti della popolazione. Ho considerato che quelli che sono rimasti all'interno della chiesa possono trovare tutti i consigli e le informazioni che desiderano. Non sono responsabile di loro. Al contrario sentivo di dover rimanere al fianco di tutti quelli che sono stati esclusi solo perché, dopo il fallimento di un primo matrimonio, hanno voluto iniziare da capo. Vedo adolescenti di dodici - quattordici anni che non trovano niente in seno alla chiesa se non la noia, il dogmatismo e una morale sessuale assurda che non possono comprendere. Essi cercano invano una relazione con Gesù, cioè la vera cura, la cura delle anime in seno alla chiesa e io devo essere dalla loro parte. È questo che mi preoccupa. (Eugen Drewermann, in Temoignage Chrètien, 28 ottobre 1994)
MISERICORDIA IO VOGLIO, NON SACRIFICI... (1° parte)
Martedì 10 settembre, nel tempio Valdese di Torino, si è svolta una conferenza del sacerdote, teologo e psicanalista tedesco Eugen Drewermann dal titolo: "Funzionari di Dio o profeti? Una critica teologica e psicologica alle strutture della Chiesa". lo studioso tedesco è autore di molti saggi psicologici e teologici (1) e la conferenza presentava appunto un suo libro "Funzionari di Dio": il titolo è già tutto un programma, tanto è vero che gli è valsa, quattro anni fa, la sospensione "a divinis".
Nello stile del teologo tedesco colpisce il modo di esprimersi: franco fino alla durezza, senza opportunismi, ma, al tempo stesso pervaso di tenerezza per le sofferenze umane, sensibile alla poesia, che egli sa trovare nelle pagine del Vangelo, nei grandi scrittori (Dostoewskij, Anhouil) e persino nelle espressioni spontanee di una ragazzina.
L’attenzione che Drewermann presta all’uomo che soffre ed il vivo desiderio di liberarlo dall’angoscia acquistano concretezza dal suo ventennale lavoro di psicanalista. A contatto con personalità formatesi in ambito religioso ed in condizioni di forte sofferenza, si è reso conto che la religione ufficiale genera paura di Dio, sensi di colpa, sfiducia in se stessi, dipendenza da altro da sé (papa, vescovi, riti). L’uomo che si trova nell’angoscia, non trova sollievo nella dogmatica né nell’inasprimento della legge, ma in un Dio pronto ad accoglierlo senza condizioni, a fare festa con lui per la centesima pecora, smarrita e ritrovata. È l’aspetto materno di Dio, che ama incondizionatamente, in contrapposizione all’aspetto di Dio, tradizionalmente visto come padre severo che domina sul bambino, generando in lui un sentimento di impotenza, che si può protrarre per tutta la vita (come aveva osservato Freud). Di qui il desiderio di affidarsi completamente a lui (lui può tutto, io sono un nulla).
Non è questa la figura di Gesù quale appare dal Vangelo. Cristo è un profeta, poeta e terapeuta, che guarisce i corpi piagati e gli animi angosciati ("va in pace, e non peccare più) e, come la rugiada dà sollievo all’aridità del cuore.
Una rilettura di Lc, 10 (la parabola del samaritano misericordioso) ci conferma questa immagine di Cristo che ci spiega che cosa è essenziale nella vita. Per Drewermann questa parabola è altamente significativa.
Un sacerdote, un levita un samaritano
Rileggiamola. Domanda un dottore della legge: "Maestro, che devo fare per ottenere la vita eterna?". Gesù non risponde direttamente, ma fa rispondere (ottimo metodo!) il dottore stesso. "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza, con tutta la tua mente ed il prossimo tuo come te stesso". Anche nella legge mosaica, dunque, il centro è il cuore dell’uomo e l’amore verso Dio e verso il prossimo. Sotto la pesante coltre delle prescrizioni formali, brilla questa pepita d’oro che Gesù ci fa scoprire. Subito dopo Gesù va all’essenziale e ci spiega chi è il nostro prossimo: qualsiasi persona incontriamo sulla nostra strada in stato di sofferenza fisica e psichica.
- Il sacerdote che passa accanto all’uomo ferito, non lo soccorre perché teme di contaminarsi col sangue (e col cadavere), realtà troppo umana e di non poter celebrare il rito con mani pure. Mani pure, mani vuote d’amore e di aiuto. Il modello ufficiale di virtù, il sacerdote, passa sopra le miserie del mondo e l’angoscia dell’uomo. Che attacco muove Gesù alla religione formale, sacerdotale!
- La figura del levita, indifferente a sua volta, ("passò oltre") ribadisce il rifiuto della religione del tempo (di tutti i tempi?) per l’uomo reale. Dice Drewermann: "Se volete trovare Dio non dovete guardare al tempio, ai rituali sacerdotali, ma al vostro cuore. Dove l’uomo soffre, Dio è vicino.
- Il samaritano, presentato da Gesù come modello di misericordia, all’occhio dell’ebreo osservante della legge, della religione, non vale nulla. L’ebreo ortodosso lo deve odiare. Non ha collaborato alla costruzione del tempio. Quale idea Gesù avesse della religione del tempio ci è detto chiaramente in Gv 4, 21 sg.): dando una profonda spiegazione teologica ad una donna (convivente, divorziata, samaritana!) le dice: "Credimi donna, è giunto il momento in cui né su questo monte né in Gerusalemme adorerete il Padre... È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito e quelli che lo adorano, devono adorarlo in spirito e verità".
-È il samaritano a fare quello che Dio veramente vuole: libero dalla religione ufficiale, libero per essere uomo.
Secondo Drewermann la chiesa romana non fa quello che Gesù voleva né quello che serve agli uomini ed in particolare a quelli che più soffrono psicologicamente (divorziati credenti risposati, omosessuali credenti, preti sposati). Ad essi offre una visione del cristianesimo autoritaria, patriarcale-monarchica o, al più, riti liberatori se ci si "pente". Mentre Gesù aveva detto chiaramente (Mt 23): "Non chiamate nessuno padre sulla terra, uno solo è il Padre vostro che sta nei cieli".
Santo padre?
Per la chiesa cattolica il papa non è solo il padre ma il padre santo infallibile (dal 1870). Nel 1538 Martin Lutero aveva scritto: "Il papato può continuare ad esistere ma deve riconoscere di essere stato istituito da uomini; se afferma di essere stato istituito da Dio, si pone come l’anticristo".
Il papato oggi, per Drewermann, è una monarchia di diritto divino: tutte le decisioni provengono dall’alto. Perché il papato non potrebbe essere una carica amministrativa eletta o confermata a termine? In Italia ed in Germania, che hanno vissuto l’esperienza fascista e nazista, possiamo renderci conto meglio che in altri paesi di quanto l’istituzione, per conservar se stessa, opprima l’uomo.
L’uomo fallibile è degno di fiducia, l’istituzione infallibile, no.
Drewermann rimanda alla lettura della Leggenda del grande inquisitore nei Fratelli Karamazov, che presenta Gesù di fronte all’istituzione: al termine del racconto il bacio di Gesù, che viene dal cuore, spiazza (forse libera?) il grande inquisitore, fiero di un’istituzione onnicomprensiva.
- Anche nella chiesa ufficiale esistono ripensamenti. Un esempio. Nel 1955 la chiesa condannava l’obiezione di coscienza ed accettava l’uso delle armi nucleari. Nel ‘63 ammetteva il servizio civile. Oggi rifiuta le armi atomiche. Tutti nel ‘55 ad approvare, tutti ad approvare nel ‘63. Come si spiega? Anche chi non era d’accordo coi primi pronunciamenti, aveva dovuto tacere la verità che era nel suo cuore. Ma il prete è uomo o funzionario?
(continua)
1) Sono tradotti in Italia e editi dalla Queriniana: "Parola che salva, parola che guarisce", "Psicanalisi e teologia morale", "Il cammino pericoloso della redenzione", "Il messaggio delle donne", "Parole per una terra da scoprire", "L’essenziale è invisibile" (una interpretazione psicanalitica de "Il piccolo principe" di Saint Exupéry).