Marcello Vigli COSCIENZA: LIBERTÀ E RESPONSABILITÀ... NELLA SOLITUDINE? gennaio 1996
Per la seconda volta, dopo le cronache del convegno di Ancona dello scorso anno, un incontro delle Comunità di Base trova spazio nelle pagine dell’ "Avvenire" per tre giorni. È un segno che la loro esperienza, dichiarata morta ormai varie volte nel corso degli anni, è ancora viva e in grado di suscitare interesse. Una conferma viene dal suo inserimento nel movimento dei cristiani di base a livello europeo, come ha verificato la delegazione che ha partecipato al secondo seminario delle Comunità cristiane di base europee che si è svolto a Ginevra dal 30 novembre al 3 dicembre.
Soprattutto non si sentivano dei sopravvissuti i 350 partecipanti al XII seminario, che si è svolto a Tirrenia dall’otto al dieci dicembre, per affrontare il tema: "In principio era la coscienza: libertà e responsabilità di fronte alle sfide etiche del nostro tempo".
Tema intricante che si colloca in un crocevia molto frequentato. Sulla coscienza preme l’inconscio dove si sono accumulate e continuano ad accumularsi emozioni, esperienze e ricordi che la coscienza rimuove, la società che la circonda con l’immaginario acquisito più o meno volontariamente e rielaborato dai messaggi acquisiti dalla famiglia, dalla scuola e da qualche tempo dai media con la loro potenza di manipolazione.
Si sono evitati i rischi dell’astrattezza incentrando i lavori del seminario sul confronto fra le relazioni introduttive e la concreta esperienza, che nelle comunità si vive, della complessità delle "sfide etiche del nostro tempo".
La prima delle due, svolta da Piergiorgio Rauzi, ha analizzato i rapporti fra identità e coscienza in questo tempo di secolarizzazione che travolge sia gli universi simbolici religiosi sia anche quelli laici, ma che, a suo dire, mantiene una certa nostalgia di Dio e di una ritualità religiosa. Si può sfuggire sia alle nuove forme profane di ipotesi soteriologiche, dalla rivoluzione della tecnologia, sia al ritorno alla religione alienante accettando la secolarizzazione come strumento di purificazione del patrimonio etici del passato e riproponendo il primato della coscienza come fondamento della libertà.
L’altra relazione, svolta da Elisabetta Donini della "Casa delle donne" di Torino, ha introdotto il confronto con i percorsi delle donne e dei loro movimenti che tanta parte hanno avuto nella formazione di universi simbolici radicalmente nuovi e alternativi a quelli della tradizione. Molte delle idee maturate all’interno della cultura patriarcale sono state messe in crisi. Fra le altre l’idea stessa di progresso, il primato delle merci sui soggetti, il principio della universalità del sapere sono stati ridimensionati dall’irrompere del senso del limite, dal richiamo al valore della soggettività, dalla cultura della differenza.
Queste sue sollecitazioni, del resto già presenti nella ricerca delle CdB per iniziativa delle donne che ne fanno parte, sono confluite con quelle di Rauzi nel lavoro dei quattro gruppi in cui si sono raccolti i partecipanti. Non è possibile riportare la ricchezza del confronto e delle riflessioni espressa al loro interno, come quella delle emozioni suscitate dall’assemblea eucaristica preparata dalla Comunità di Livorno.
Un momento di sintesi è arrivato al Domenica mattina con la relazione di mons. Jacques Gaillot su "Coscienze e appartenenze religiose", svolta al teatro Quattro Mori di Livorno, dove erano confluite anche altre persone oltre ad un folto gruppo napoletano che si dichiara della diocesi di Partenia. È, come noto, la "sede titolare" assegnata a mons. Gaillot dopo la defenestrazione da Evreux.
La sua riflessione si è incentrata sulla libertà che non deve essere resa subalterna neppure ad identità e appartenenze forti come quelle religiose.
Non bisogna aver paura della libertà, di vivere la propria vita, di impegnarsi per gli altri e per la giustizia. Bisogna avere coraggio pur sapendo che la libertà può costare cara perché impone di opporsi al conformismo e all’ordine costituito se è ingiusto. Essere liberi significa molto spesso fare l’esperienza della solitudine. Le persone libere incutono paura ai potenti, alle autorità. È stato così per Gesù. Lo è per i suoi seguaci che seguendo il suo esempio, però, devono ricordare che non c’è libertà senza amore.
Su questo nesso libertà amore è tornato nell’affrontare, a partire dalla sua esperienza, su sollecitazione delle numerose domande che gli sono state rivolte, il tema del rapporto fra libertà e autorità nella comunità ecclesiale.