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INTERVISTA A LUIGI BETTAZZI

TdF - Che cosa significa per lei dire "Dio" oggi?

Mons. Bettazzi - Per alcuni è il Creatore-Giudice severo, pronto a intervenire per punire. Per altri ancora è un’ipotesi inutile, sorpassata. Per me - e vorrei lo fosse per molti - è il Padre pieno d’amore.

TdF - Quale teologia, o quali teologie, rispondono meglio agli interrogativi deicredenti in questo momento?

Mons. Bettazzi - Di solito, ognuno si fa una teologia secondo la sua sensibilità. Anche il Dio severo (spesso contestato per le sue ... ingiustizie) o il Dio misericordioso (che spesso finisce nel "bonaccione" che lascia fare tutto) sono espressione di questa tendenza. Ma sembrano più coerenti al Vangelo i poveri dell’America che trovano conforto nella teologia della liberazione, che non i ricchi dell’Europa che cercano sicurezze in una teologia "spiritualista" contro le ideologie materialiste (soprattutto marxiste). È ovvio che bisogna costantemente rifarsi alla Bibbia.

TdF - Di conseguenza, ed anche in considerazione dei cambiamenti tuttora in atto in Italia e nel mondo, dove va la Chiesa?

Mons. Bettazzi - La Chiesa si è rinnovata nel Concilio, riscoprendo il contatto con Dio nella Parola e nella Liturgia, riconoscendosi come "popolo di Dio" in "comunione" e in dialogo col mondo . Forse queste verità andrebbero "riscoperte" e vissute più a fondo.

TdF - È attualmente dibattuto il tema della successione papale. Se stesse a lei prendere, in un domani, una decisione in tal senso, su che tipo di persone e di Pastore si orienterebbe?

Mons. Bettazzi - Le esigenze sono tante che ... lascio allo Spirito Santo scegliere. Confesso che mi ha colpito la prassi di alcune Chiese Ortodosse: i vescovi della Nazione (nel nostro caso i Cardinali) eleggono una terna, poi, dopo aver invocato lo Spirito Santo, tirano a sorte !

TdF - Nella sua qualità di vescovo della Chiesa cattolica, probabilmente la più potente del mondo, come pensa si possa impostare un dialogo proficuo tra le religioni, che sia costruttivo e strumento di pace?

Mons. Bettazzi - Credo che il dialogo, che sul piano dottrinale trova posizioni irrinunciabili, dovrebbe muoversi sul piano degli impegni sociali, così come fecero nel 1989 i cristiani d’Europa convenendo a Basilea per interrogarsi, pregare, impegnarsi su "pace, giustizia, salvaguardia del creato".

TdF - Si possono superare, e come, gli integralismi?

Mons. Bettazzi - Gli integralismi vanno superati, in casa nostra e in quella altrui, insistendo sulla distinzione dei piani - religioso e politico - e facendo presente che se si vuole godere di diritti dove si è in minoranza, bisogna saperli accordare dove si è in maggioranza.

TdF - Quale è il suo parere sui vescovi "scomodi" come mons. Gaillot?

Mons. Bettazzi - Non conosco molto il suo caso. Certo, se da parte dei vescovi è indispensabile mantenere la comunione con il Collegio episcopale (Papa e vescovi, a cominciare da quelli più prossimi), da parte della Chiesa è necessario accettare, anche con gratitudine, che ciascuno attui i propri carismi, tenendo conto che nella storia è sempre stato inevitabile che "profeti" risultino scomodi. Se non scomodano, che profeti sono?

TdF - Come possiamo fare, come credenti e come Chiesa, per sostenere l’opera di mons. Samuel Ruiz, prima che divenga un altro martire sulla cui tomba pregare?

Mons. Bettazzi - Dobbiamo continuare l’opera di sollecitazione dell’opinione pubblica e dell’informazione e di solidarietà verso di lui, da esprimere in forma pubblica.

TdF - Che cosa dice in particolare, secondo lei, oggi, la Parola di Dio al popolo di Dio?

Mons. Bettazzi - Che (cfr. 1Gv 4, 19) non si può dire di amare Dio, che non si vede, se intanto non si ama il prossimo che si vede. E che (Mt 5, 23-24) se stiamo per andare a pregare e ci viene in mente che il nostro fratello (individuo, categoria sociale, popolo povero del mondo) ha qualcosa contro di noi, dobbiamo prima andare a riconciliarci con lui, e poi allora andare a pregare.

 


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