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I SEMPLICI CRISTIANI COSA SONO?

Divagazioni " lessicali" sul sinodo

I "semplici cristiani" cosa sono?

Forse non era facile trovare un termine onnicomprensivo per preti, monaci, religiosi, vergini consacrate ( un'antica categoria che oggi, non so con quale opportunità, si intende ripristinare), appartenenti ad istituti secolari e via dicendo. Non era facile e forse non era neanche possibile, se non ampliando ( e perciò diluendo) i parametri di valutazione e di identificazione. Non facile e forse ( al di là di questo allargamento) neanche possibile, proprio perché si tratta di categorie molto diverse e difficilmente assimilabili ( vedi, ad esempio, la radicale differenza tra monachesimo e vita religiosa). Ci par certo, comunque, che il termine adottato dal sinodo - di " vita consacrata" benché abbia dei precedenti significativi, anche se recenti - non sia la soluzione migliore, anzi sia, a nostro avviso, una soluzione infelice ed equivoca. Usare, infatti, il termine " consacrato" per quelle multiformi realizzazioni di vita cristiana significa mettere anche se inconsciamente in sottordine la prima, fondamentale consacrazione rappresentata dal battesimo, in favore di un " di più" aumentano a dismisura, annidandosi il rischio antico, e non per questo meno grave, di fare, dei battezzati, due categorie, distinte non già qualitativamente, per differenti identità, ma " quantitativamente": per un diverso peso specifico, per così dire, di santità cristiana. Non vogliamo ricorrere alle metafore sportive, oggi tanto di moda ( le serie A e B ) ma é certo che insinuarsi l'idea di cristiani più o meno bravi, più o meno radicalmente cristiani, dove l'eminenza non consisterebbe più nella misura della carità, bensì nell'adozione di un particolare stile di vita. Purtroppo questo concetto ha una lunga tradizione. Che significa infatti la dichiarata eccellenza della verginità rispetto al matrimonio ( eccellenza sancita, con dichiarazione formalmente solenne al concilio di Trento) se non appunto questo? E che cosa sono i cosiddetti " stati di perfezione" se non la riconferma canonica di questa superiorità ricondotta non all'essenza dell'amore ma all'accidentalità di un " modo " nel quale l'agape si vive? E che cosa significano certe dichiarazioni circa la "radicalità" della vita monastica, se non appunto che la vita cristiana, vissuta con altre modalità, sia meno radicale, in parole più povere meno profondamente cristiana? E che perciò il battesimo non sia sufficiente ad assicurare questa totalità di esperienza religiosa?

Oggi, dopo il Vaticano II, tutti son prodighi di dichiarazioni rassicuranti. " La vera consacrazione é quella battesimale" tutti sono concordi ad affermare; però poi tutti parlano di monaci, frati e via dicendo come di persone particolarmente consacrate". Ben di rado ( o forse mai) ho colto la rinuncia a questo " particolarmente" nel quale si annida l'equivoco. Come a dire : si, d'accordo, tutti sono consacrati ma qualcuno é più consacrato degli altri. La prima consacrazione é quella battesimale, ma la seconda aggiunge qualche cosa. E mai - se proprio di " aggiunta " si volesse parlare - si é detto che allora anche il matrimonio ( che é tanto di sacramento mentre la vita religiosa non lo é ) aggiunge qualche cosa. No soltanto la vita " consacrata" aggiunge; il matrimonio ( secondo vecchie concezioni per fortuna oramai tramontate), se mai, toglie, dato che solo la continenza realizza la " castità perfetta", un tempo si diceva. Perché, quella matrimoniale forse é imperfetta? Perfino il vecchio cardinale Carlo Colombo - occupandosi di pastorale di coppia e avendo quindi visto da vicino la dinamica coniugale - negava che la castità dei coniugi potesse dirsi imperfetta. Ma qui ci troviamo di fronte a un altro equivoco che é passato perfino nel linguaggio canonico, quando si dice che i religiosi fanno voto di povertà, castità ed obbedienza, dove quel " castità" é usato in modo totalmente scorretto e sta per " continenza", dato che la castità é la virtù che regola la condotta sessuale e perciò riguarda tutti e certo non solamente i religiosi. ( Che è lo stupro, anche quello coniugale, se non una mancanza di castità?)

E scoviamo l'ultimo equivoco ( ma sarà davvero l'ultimo?) in questa sorta di " caccia agli errori": un equivoco nobile che si annida nel linguaggio di chi rivendica la dignità dei " semplici cristiani". Cosa significa quel " semplici"? Al solito, che manca loro qualche cosa? Quel famoso " di più" che sarebbe vissuto dai " particolarmente" consacrati?

Insomma i semplicemente consacrati ( i " solamente" battezzati ) sono una cosa, i " particolarmente consacrati - monaci, religiosi e via dicendo - sono un'altra, migliore.

 

Adriana Zarri


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