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73 scritti in cerca d'autore

Ricordo una rapida e feroce polemica sessantottina tra l’ insegnante di lettere e quello di religione. Il primo, sull’elenco dei libri in adozione, aveva fatto precedere al titolo "Bibbia" l’indicazione "Autori Vari". Il secondo pretendeva vi scrivesse "Dio". Alla fine si ripiegò sul più consueto spazio vuoto, quasi la Bibbia non avesse autori o il titolo bastasse al bisogno. Ottima soluzione, che non risponde, però, alla domanda:"Chi ha scritto la Bibbia? Chi ne è l’autore?".

Ma è questa davvero una questione di rilievo? Un problema che vale la pena sollevare? Non basta dire che per la Bibbia, come per tutti i testi religiosi antichi, non è necessario cercare l’autore, perché si sa che sono opera di millenarie tradizioni, i cui singoli rappresentanti sono rimasti, per lo più, anonimi? Non basta, nel nostro caso, chiarire che la Bibbia è stata scritta da autori di lingua ebraica e greca, vissuti in Palestina e nella dispora tra la fine del IX sec. a. C. e l’inizio del I d. C.?

Potrebbe bastare a uno storico, che in verità non si interrogherebbe sull’autore, ma sugli autori della Bibbia e dettaglierebbe la sua risposta articolandola per singoli scritti , 46 dell’Antico e 27 del Nuovo Testamento. Non può bastare al teologo che sa che porre la questione dell’autore della Bibbia significa porre il problema della sua autorità. "Autore – autorità" non è un gioco di parole, ma un nodo inestricabile che ogni lettore della Bibbia sa di dover tentare di sciogliere e di averne perso il bandolo. Ognuno di noi si rende conto, infatti, che non può più rispondere a cuor leggero, come un tempo, che l’autore della Bibbia è Dio; che, se non l’ha scritta Lui direttamente, l’ha dettata, o almeno ispirata ad uno scriba. Non può più e, al tempo stesso, sa che dire: "L’ha scritta il tale in quella determinata occasione. Uno che è poi stato corretto e integrato da un altro, a sua volta risistemato da un terzo e poi da un quarto, redattore o tradurre", non dà nessuna garanzia e toglie alla lettura della Bibbia gran parte del suo fascino.

E allora? Allora: chi è l’autore che dà alla Bibbia tutta la sua autorità? che autorità mai ha la Bibbia? da dove la riceve? da Dio? dall’uomo? dagli uomini che l’hanno scritta? da quelli che l’hanno conservata, assemblata e canonizzata? dalla venerazione dei lettori? la Bibbia trae autorità dalla chiesa che la proclama? dalle chiese? o sono la chiesa e le chiese che traggono autorità dalla Bibbia? la Bibbia è autorità in se stessa? può ricavare autorità dai suoi stessi insegnamenti? dalla loro persuasività, universalità? dalla capacità delle sue parole di mantenersi vive nel tempo, attirando a sé e a sè conformando sempre nuovi lettori. interpreti, discepoli e annunciatori.

Rivelazione, ispirazione, parola, scritto, lettura

E’ chiaro che potrò rispondere a questo profluvio di domande solo per cenni, lasciando che sia il lettore a completare il percorso, già, del resto, indirizzato dal crescendo degli interrogativi.

La soluzione al problema dell’autore porta, dunque, con sé quella del valore di verità che è possibile attribuire alla Scrittura. Fino all’inizio del nostro secolo l’autorità vaticana e fino ad oggi, i gruppi fondamentalisti, hanno difeso l’autenticità mosaica del Pentateuco, davidica dei salmi, salomonica dei testi sapienziali, profetica delle profezie e apostolica dei vangeli. Sapeva e sanno ciò che difendono: la possibilità di affermare che Dio, attraverso la collaborazione di pochi amanuensi, ben conosciuti e famosi per la loro saggezza e santità, è l’autore quasi diretto del libro Sacro. Difendevano e difendono Dio come autore delle Scritture: le Scritture come verità piena e totale, da prendere alla lettera o secondo l’interpretazione magisteriale unica e inequivoca.

Oggi nessun teologo o esegeta di qualche competanza si arrocca su posizioni simili e non per malinteso modernismo, ma perché sa che ogni testo biblico è giunto a noi attraverso una lunga e lenta rielaborazione, prima orale e poi scritta e che, quindi, se di autorità divina delle sue pagine si puo parlare, se ne deve parlare con le necessarie cautele, valorizzando il contributo dell’evoluzione culturale dell’uomo e adeguando ad esso il vecchio concetto di ispirazione. In ogni caso puntando, non sul carattere immediato, totale e compiuto della verità rivelata, ma sul suo progressivo e storico formarsi, fino alla stesura dell’ultimo testo biblico, anzi, fino alla definizione del canone e oltre.

Non il singolo evento, non il singolo versetto, non il singolo libro biblico è in assoluto parola di Dio, ma la Bibbia nel suo complesso. Non la Bibbia come libro chiuso su di sè, ma la Bibbia come narrazione e interpretazione della storia rivelata della salvezza, dalla creazione all’apocalisse. Anzi, per il cristiano, la Bibbia è "Santa Scrittura" in quanto nel suo imsieme narra gli eventi tesi all’evento Cristo, in quanto rende possibile la fede nel Crocefisso-Risorto.

Il che, è evidente, non è senza problemi. L’intera Bibbia non può essere parola di Dio nell’insieme, se non è parola di Dio in ogni sua singola parte, in ogni suo singolo libro. Parola parziale, evidentemente, che raggiunge la sua pienezza nell’insieme, ma già in qualche modo rivelata e ispirata, perché mai altrimenti sarebbe lì confluita. Il che vale per ogni tappa della sua formazione. L’ispirazione divina deve aver accompagnato questo scritto e gli uomini che l’hanno steso ed elaborato, passo passo, lungo tutta la sua e la loro storia. La rivelazione deve fare quasi corpo con l’umana ricerca di Dio e del mistero della vita.

Non solo i grandi, come Mosè, Davide, Pietro e Paolo, ma anche i piccoli, come gli scribi anonimi, i redattori e i traduttori, sono stati sostenuti da un personale carisma spirituale; anche gli interpreti, che hanno testimoniato l’antichità dei testi e il loro uso tradizionale nella comunità di fede e hanno consentito, così, di inserirne questo o quel testo discusso nel canone; anche i lettori di oggi che fanno proprio, vivono, testimoniano e diffondono il suo messaggio. Lo Spirito di Dio soffia quando e dove vuole e sulla Scrittura e attraverso la Scrittura soffia con una forza e una pervasività particolare. Tanto che si potrebbe dire che è lo Spirito l’autore della Bibbia, lo Spirito insieme agli uomini che gli hanno dato ascolto e lo hanno incarnato nel proprio vivere, pensare e sentire. Lo Spirito e gli uomini di cultura a vario titolo ispirati, ieri come oggi. Il che è proprio ciò che fa sì che la Bibbia sia "meno il libro su cui riposa la nostra fede, che il libro in pieno sviluppo che la nostra fede continua a scrivere e ad arricchire con le sue interpretazioni" (Stanislas. Breton).

Fedeli custodi dell’arca perduta

L’espressione è suggestiva e bene esprime ciò che la Bibbia ci chiede di fare delle sue pagine, ad imitazione di quanto essa ha sempre fatto di quelle che l’hanno preceduta ed informata. comprese le più sante, come le mitiche tavole della legge, scritte su pietre dal dito stesso di Dio. Secondo i racconti della Torah, che ci offrono una quadruplice versione della loro stesura, già tali tavole non solo sono fragili, per quanto intagliate nella roccia, ma addirittura contengono versioni diverse della legge, versioni che nella loro diversità vengono da Dio e sono, cionostante, incompiute; esigono integrazione orale e scritta e, immediata e continua, reinterpretazione

E’ evidente da questi racconti che il redattore del libro dell’Esodo deve ridurre ad unità una tradizione molteplice e contradditoria e che decide di disciplinarla cercando di perdere il meno possibile in varietà. e ricchezza. Collega così la narrazione elohista (Es 20) con quella jahvista (Es 34) attraverso l’episodio del Vitello d’oro (Es 32), che giustifica con la rottura delle prime tavole della legge la presenza di due versioni molto diverse della stessa rivelazione e della stessa legge. Il che viene ripetuto dal deuteronomista, che continua a variare, rilanciando in forma sintetica e catechistica le due narrazioni ( Dt 4-5 e 9-10). Inserisce aggiornamenti alle norme antiche e conclude con l’affermazione che, dopo l’esperienza fallimentare di una dupplice scrittura sulla pietra, Dio sente il bisogno di chiedere al popolo una "circoncisione del cuore" (Dt 10, 16); chiara evocazione della profezia di Geremia su una futura "legge scritta nei cuori" (Ger 31, 33).

D’altra parte questi stessi testi di rivelazione, dove per la prima volta si dice che la parola, dopo essere stata pronunciata a voce (Es 20-23) , viene scritta su pietra da Dio stesso (24, 12), mettono in luce la fragilità e la parzialità di tale divino autografo. Non solo esso può essere spezzato, ma va integrato da altre parole, dettate a Mosè e da lui scritte (24, 4), e da subito esige di essere interpretato in dialogo con Dio e coi fatti della storia (34, 29-35): Infine deve dare spazio ad altri testi e scritture necessari per l’ammaestramento personale del credente (Dt 17,18).

Tutti sappiamo, infine, che delle tavole di pietra, originale testo divino custodito nell’arca, non si conserva traccia se non nei testi che ne raccontano l’infelice avventura terrena.. Perdute ad opera dello Spirito? A difesa della sua e nostra libertà di sempre nuove letture e scritture?

Aldo Bodrato


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